“Diario di un pazzo”: il sogno romantico di Gustave Flaubert

Chi sono davvero i folli? «Sono coloro che accettano senza porsi alcuna domanda le convenzioni e i compromessi di una società superficiale e corrotta, o chi è capace di assaporare la salsedine leggendo una poesia che parla del mare?» Questo breve romanzo epistolare ci racconta il sogno romantico di Gustave Flaubert costantemente ostacolato dalla decadente umanità.

La diversità che mi fece stupendo

E colorò di tinte disperate

Una vita non mia, mi fa ancora

Sordo ai comuni istinti, fuori dalla

Funzione che rende gli uomini servi

E liberi. Morta anche la povera

Speranza di rientrarvi, sono solo

Per essa coscienza.

E poiché il mondo non è più necessario

A me, io non sono più necessario.

Pier Paolo Pasolini

Poesie inedite, 1964

 

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Gabriele Nero – Gustave Flaubert, figlio di un medico di campagna, fin dalla tenera infanzia, venne considerato un bambino con difficoltà cognitive: a otto anni non sapeva leggere, era lento e introverso, spesso silenzioso, strano e perso nel suo mondo. La famiglia, delusa e preoccupata per questo bambino che passava ore con il dito in bocca, sdraiato su un prato a contemplare il nulla, per i primi anni di vita, quasi nascose con vergogna la sua esistenza. Leggendo le testimonianze dell’epoca, ma anche alcuni racconti autobiografici sul piccolo Gustave, il dubbio che ne nasce, è che Flaubert fosse un soggetto rientrante nello spettro autistico, un Asperger, cioè un autistico a cosiddetto alto funzionamento. Questo dubbio è praticamente diventato certezza agli occhi degli studiosi e dei critici che nel corso degli anni si sono occupati dello scrittore di Rouen. Apatia, chiusura, isolamento, ipersensibilità e stanchezza costante, erano tutte caratteristiche del piccolo Gustave che hanno fatto pensare che effettivamente fosse affetto da una forma di autismo.

Sartre fu il primo studioso di Flaubert ad addentrarsi nello studio dell’isolamento psichico, patologico e sociale di Flaubert, con il suo saggio L’idiota di famiglia. Come affermava il filosofo esistenzialista: «tutto è iniziato con questo suo cattivo accesso all’universo del linguaggio che lo portò al silenzio e al rimuginare in continuazione, questo fino all’età di circa otto anni». I primi anni di vita, Flaubert, li passò tra diagnosi di esperti e dottori, che non facevano altro che evidenziare nel bambino un ritardo mentale o nel migliore dei casi una forma di epilessia. La relazione con l’altro diventò un problema per il Flaubert adolescente, ma per noi è la chiave di lettura per capire la vita, l’opera e il pensiero dello scrittore francese. Sentiva come una violenza continua lo sguardo severo e svilente della società e della famiglia. Scriverà Sartre: «questo bambino selvaggio e vicino all’animalità, non poteva amare gli uomini e pensare di poter esserne amato, se non come sotto-umanità.»

Crescendo, Flaubert identificò nell’altro, il detentore della norma, il potere economico, politico e morale contro il quale sarà in rivolta permanente, questo essere contro, quest’alterità verso gli uomini lo porterà a definirsi pazzo: «gli idioti, i bambini e i matti si fidano di me perché sanno che sono come loro.»

Diario di un pazzo è una composizione giovanile, un journal intime, che Flaubert cominciò a scrivere appena diciassettenne, rappresentò una svolta cruciale nella vita dello scrittore. Questo diario, considerato come il primo nucleo de L’educazione sentimentale, è la chiara dimostrazione dell’esplosione del suo talento istintivo, la prova tangibile che dietro a quei silenzi e a quegli sguardi nel vuoto, Flaubert, aveva sviluppato una spiccata sensibilità e con questo libro voleva gridare il suo dissenso contro il mondo. L’idiota di famiglia diventò così una piccola bestia, come si autodefinì lo scrittore in una lettera al fratello Achille. Il talento scandaloso di Flaubert, dopo anni di implosione, si aprì al mondo, cercando quindi di conciliarsi con il sublime, con l’arte, con l’assoluto. In questo suo tentativo di cogliere l’infinito, gli uomini non rappresentavano che un disturbo, un ostacolo, nella loro imperfezione e finitezza. Il sogno del Romanticismo, dell’Uomo che si ricongiunge con l’Assoluto, finisce sempre in frantumi entrando in contatto con la decadente umanità descritta da Flaubert.

La sua scrittura è un costante racconto interiore, la narrazione di una vita tormentata fin dall’infanzia, ma Flaubert, attraverso l’arte e soprattutto attraverso la scrittura, riuscì trasformare la sua fragilità nella sua forza. È il ribaltamento che compie anche Sarte intitolando il suo saggio L’idiota di famiglia, raccontando l’isolamento, la malattia e la sensazione di inadeguatezza che accompagnò tutta l’esistenza di Flaubert, ma che furono anche il fondamento di tutta la sua poetica, unica nella storia della letteratura.

Il talento, l’immaginazione e la lirica di questo breve romanzo epistolare, permettono anche al lettore di entrare nel pensiero di un pazzo, per porsi la domanda su chi siano davvero i folli: coloro che accettano senza porsi alcuna domanda le convenzioni e i compromessi di una società superficiale e corrotta, o chi è capace di assaporare la salsedine leggendo una poesia che parla del mare?

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Gabriele Nero

Gabriele Nero è libraio ed editore di una giovane casa editrice indipendente, di chiara connotazione beat, nel cuore di Valencia: El doctor Sax – Beat and books.

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