Book Therapy: la Letteratura come strumento per capire noi stessi

Leggere aiuta a conoscere se stessi e a vivere meglio la propria vita. Gabriele Nero ci parla della Book Therapy attraverso il suo meraviglioso viaggio letterario: «dagli Antichi Greci a Francis Scott Fitzgerald».

– Gabriele Nero – Durante una cena, in Italia, una volta mi trovai nel mezzo di una discussione con un signore sulla ricetta della Paella Valenciana. Il caso volle che seduta allo stesso tavolo ci fosse una ragazza nata e cresciuta a Valencia, che per tutto l’arco della serata cercò di convincere l’uomo che la Paella Valenciana non si cucina con il pesce, ma che la ricetta originale fosse quella con verdura e carne di pollo e coniglio. Ebbe scarso successo, l’interlocutore infatti rimase irremovibile sulla sua posizione perché «così c’era scritto sul libro di ricette spagnole» che aveva a casa.

Ampliando un po’ lo sguardo, possiamo osservare come tutte le grandi religioni (monoteiste e non), conferiscano al libro, non solo il ruolo di messaggero della parola di Dio, ma come nel caso della Torà ebraica arrivano a sacralizzare lo stesso feticcio (oggetto) libro. La parola scritta, fin dall’antichità, esercita su di noi un principio di saggia autorevolezza, e per secoli è stata l’unica fonte di risposte ai nostri dubbi, da quelli esistenziali fino alla ricetta della paella valenciana, prima dell’invenzione di Google.

Quando decisi di aprire una libreria, mi venne il dubbio se inserire o meno, una sezione di libri di auto-aiuto. In realtà il dubbio durò pochi secondi: in 30 mq non avevo spazio per questo nuovo genere, con vendite lampo, ma di poco valore letterario. Non era il tipo di pubblico al quale ambivo, i lettori di Paulo Coelho, e affini sanno benissimo dove poter trovare questi libri (supermercati, autogrill e in parecchie librerie di settore). È innegabile il successo commerciale di queste pubblicazioni, questo principalmente per la necessità di avere delle risposte rapide che ci impone la nostra contemporaneità. Il concetto che ci stanno vendendo attraverso queste pubblicazioni è: non sto bene; compro il libro; leggo il libro; torno di nuovo a star bene. Un libro come Il Segreto, più che un libro di auto-aiuto, lo definirei un libro sul senso comune. Immaginate evidentemente che suicidio commerciale sarebbe vendere un libro con questo tipo di etichetta, sarebbe come  dare dello stupido al lettore; che in fin dei conti, poi, è quello che fanno pubblicando questi libri con un lettering da diario di terza media e illustrazioni mielose stile libro delle fate.

Se ho aperto la libreria El Doctor Sax è perché la Letteratura mi ha cambiato la vita. Intendendo per Letteratura quel filo invisibile che parte dai classici greci ed arriva fino agli scrittori contemporanei capace di esprimere un pensiero contundente, forte, attraverso il quale poter vedere come molti dei problemi esistenziali degli uomini siano poi gli stessi dal tempo di Euripide. La Letteratura ha avuto e continua ad avere per me, un valore terapeutico, se non taumaturgico.

John-Fante

Ci sono personaggi letterari che continuano ad ispirarmi e con i quali, in un certo senso, mi confronto spesso. Potrei parlarvi di Arturo Bandini, l’alter ego letterario di John Fante, un ragazzo di 20 anni che lascia la famiglia in Colorado durante gli anni della Grande Depressione per andare in California e dar prova al mondo che lui è il migliore scrittore del suo tempo.

«Ho vomitato sui loro giornali, ho letto i lori libri, studiato le loro abitudini, mangiato il loro cibo, desiderato le loro donne, ammirato la loro arte. Ma sono povero, il mio nome termina con una vocale dolce e loro odiano me, mio padre e il padre di mio padre. Avrebbero voluto succhiarmi il sangue e abbattermi come un animale, ma ora sono vecchi e stanno morendo sotto il sole e nella polvere calda delle strade, mentre io sono giovane e pieno di speranze e di amore per il mio paese e i miei tempi» (Chiedi alla polvere, John Fante).

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O Martin Eden di Jack London, libro autobiografico dove il giovane protagonista dimostra attraverso il coraggio e sacrifici ai limiti dell’estremo, quanto sia fondamentale credere con volontà e costanza ai propri sogni, e al tempo stesso saper accettare le inevitabili sconfitte.

«Preferirei essere cenere che polvere! Preferirei che la mia fiamma bruciasse in una vampa brillante piuttosto che venire ricoperto dalla muffa. Preferirei essere un magnifico meteorite, con atomi che bruciano e si infiammano, piuttosto che un pianeta immobile e assopito. La natura dell’uomo è vivere, non esistere. Non ho intenzione di sprecare i miei giorni nel tentativo di prolungarli, voglio viverli» (Martin Eden, Jack London).

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Sempre parlando di grandi sognatori della Letteratura Il grande Gatsby è stato un altro libro che mi ha segnato profondamente: la figura dell’egolatra, romantico e malinconico, che rinchiude in sé la sconfitta dell’utopista ma anche il desiderio, da rock star, di portare all’estremo la propria vita, costruisce un personaggio che è un bluff, nessuno sa chi sia realmente Jay Gatsby, e la sua storia è tutta una finzione, ma al cospetto della corrotta società newyorkese degli anni Venti, risulta essere l’unico personaggio vero nella finzione totale, alla superficialità che lo circonda. Ciò che lo rende diverso dagli altri è proprio il fatto di aver fatto della sua utopia il proprio ideale, mentre intorno l’età del jazz si stava consumando tra l’ipocrisia del proibizionismo e le speculazioni selvagge che avrebbero portato l’America al Crack del 1929.

«Gatsby credeva nella luce verde, nel futuro orgasmico che anno dopo anno indietreggia davanti a noi. C’è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia… e una bella mattina… Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato» (Il grande Gatsby, Francis Scott Fitzgerald).

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Questi personaggi sono stati per me degli esempi di virtù, che mi hanno fatto riflettere parecchio sulla complessità dell’Uomo, delle sue relazioni e delle sue emozioni. Qualcuno potrebbe obiettare sul fatto che questi siano tutti personaggi letterari, e che forse sono io che vivo nei libri (l’ultima cosa da dire a un libraio!) allora vorrei concludere parlandovi di Emily Dickinson, una donna che attraverso la Letteratura ha superato i pregiudizi dei suoi contemporanei. Visionaria, capace di una poetica che definirei quasi pornografia esistenziale, ci lascia entrare dentro le sue passioni con una sincerità e una purezza che portano il lettore a riflessioni profonde, anche se non sempre piacevoli e ottimiste.

«Ad un cuore spezzato nessun cuore si volga se non quello che ha l’arduo privilegio d’avere altrettanto sofferto». (Poesie, Emily Dickinson)

Così come nella vita è fondamentale circondarsi di buoni amici, dobbiamo fare lo stesso con le nostre letture: selezionare e investire sulla nostra formazione culturale. I libri sono i nostri compagni di viaggio, sono una chiave per capire e vivere realtà lontane nello spazio e nel tempo e che facciamo rivivere ogni volta che li rileggiamo. In fin dei conti quello che chiediamo alla psicologia non sono le risposte, ma gli strumenti per capire noi stessi e la nostra contemporaneità, e personalmente posso dirvi che la mia vita è cambiata il giorno in cui mi sono imbattuto in passaggi di Grande Letteratura come quelli citati sopra e come quest’ultimo che amo particolarmente:

«Questa è la parte più bella di tutta la letteratura: scoprire che i tuoi desideri sono desideri universali, che non sei solo o isolato da nessuno. Tu appartieni» (Di qua dal Paradiso, Francis Scott Fitzgerald).

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Gabriele Nero

Gabriele Nero è libraio ed editore di una giovane casa editrice indipendente, di chiara connotazione beat, nel cuore di Valencia: El doctor Sax – Beat and books.

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