Jump Blues: «The Blues had a Baby and they named it R’n’R»

«Il Blues ha concepito e il neonato si chiama R’n’R», cantava Muddy Waters negli anni ’50. «Il Jump Blues può essere considerato il precursore del “Rhythm’n’Blues” e, soprattutto, del “Rock and Roll”».

Slep 2Slep, è un chitarrista, insegnante (Scuola Civica di Torino – CFM, carcere delle «Vallette» di Torino), compositore e produttore. Nel suo stile convergono vari linguaggi musicali quali il blues, il rock, il country e lo swing. I suoi principali tratti distintivi sono il fraseggio blues e l’utilizzo della tecnica della chitarra slide. Ha dato forma ad un nuovo metodo di chitarra bottleneck chiamato “Sliding on Blues” ed è autore della linea editoriale Manuali di Chitarra Moderna. Ha pubblicato tre album come Slep & The Red House (Ricordi-BMG) e collaborato con Francesco De Gregori, Arti e Mestieri, John Martyn, Dr. Feelgood, Jimmie Vaughan e molti altri. Ha scritto colonne sonore cinematografiche (ad es. Black Harvest di Guido Chiesa) e radiofoniche (Stereonotte – Rai).  È attualmente attivo con il trio “The BOWINDOWS” (swing-blues).

https://slepfrancosciancalepore.com/

SlepFrancoSciancalepore/Facebook

(Intervista a cura di Luca Greco).

Complici un drink, un buon disco e le mie curiosità, parliamo con Slep riguardo le origini, le influenze e l’eredità musicale di un capitolo della musica afro-americana molto poco conosciuto.  

Slep, che cos’è il Jump Blues?

«Il Jump Blues nasce dalla musica delle big bands della swing era: il jazz di Lionel Hampton e Lucky Millinder incontra le sonorità del blues tradizionale (da cui, peraltro, trae origine..) e crea le basi per il sound di Earl Bostic, Arnett Cobb e Louis Jordan che, alla guida dei suoi “Tympany Five”, cavalca il boogie woogie revival e scrive classici quali “Let the Good Times Roll” (ripresa da Ray Charles e dagli Animals), “Caldonia” (reinterpretata da B.B. King) e “Saturday Night Fish Fry” (riletta, molto più tardi, in chiave “pub rock” dai Dr. Feelgood).

Nella band di Jordan operano Carl Hogan, autore dell’introduzione di chitarra di “Ain’t that Just Like a Woman” (ispirazione per il celebre riff iniziale di “Johnny B. Goode” di Chuck Berry), e Bill Doggett, leggendario pianista blues».

Bill Doggett 2
Bill Doggett

Come è stato accolto dalla critica musicale dell’epoca?

«Fu definito da “Billboard” come un “nuovo genere swing, saltellante (“jumping”) nella cadenza ritmica ma, allo stesso tempo, continuo e stabile nel riff portante”».

Entriamo ora più nel dettaglio, parliamo delle caratteristiche più propriamente tecniche di questo genere.

«Il Jump Blues può essere considerato il precursore del “Rhythm’n’Blues” e, soprattutto, del “Rock and Roll”. È riconoscibile per il suo uptempo (enfasi sugli accenti in levare) e il sound basato sull’interplay tra sax, sezione di ottoni (horn section), batteria, contrabbasso, chitarra e piano».

Quali sono le sue influenze musicali?

«Sicuramente il ritmo, allora molto popolare, del boogie woogie, gli stili sassofonistici dell’era swing e le liriche ironiche piene di doppi sensi, spesso erotici, del jive talk, lo slang degli afro-americani».

Dove si svolge l’azione?   

«Le jump bands si esibivano nelle dance-hall o ball-room (locali da ballo) in cui erano di moda alcuni stili di danza in voga all’epoca: jitterbugs (termine derivato da una celebre canzone di Cab Calloway del 1934), Lindy Hop, Jive e West Coast Swing».

Crowd Outside the Savoy, Harlem
Savoy Ballroom, Harlem (NY). 1952.

Quali sono i nomi principali a cui possiamo fare riferimento?

«Il Jump Blues conosce la massima popolarità tra la fine degli anni ’40 e l’inizio degli anni ’50.

I protagonisti sono Louis Jordan, Big Joe Turner, Roy Brown, Charley Brown, Hellen Humes, T-Bone Walker, Roy Milton, Billy Wright e Wynonie Harris».

Big-Joe-Turner
Big Joe Turner

Che fine ha fatto il Jump Blues oggi?

«Troviamo tracce di swing blues (o jump blues, o jump’n’jive, ecc.) nella musica country di band quali gli “Asleep at the Wheel” o nel linguaggio blues di chitarristi quali Duke Robillard, Charly Baty e Brian Setzer.

Questo genere continua ad essere sconosciuto ai musicisti italiani, mentre negli States e in nord Europa costituisce materia di studio anche per molti nuovi musicisti».

 

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