“Matera 2019”. Evoluzione urbanistica e riscatto culturale: un legame indissolubile?

Caterina Raimondi 

Matera, 17 ottobre 2014, Piazza San Giovanni trabocca di gente nell’attesa speranzosa che un sogno, quello del riscatto, possa diventare realtà. Il Ministro Franceschini proclama Matera Capitale Europea della Cultura 2019 e la piazza esplode in un tripudio di felicità. L’emozione è forte e la gioia è immensa: questo momento segna finalmente l’uscita dall’anonimato di Matera e della Basilicata intera, da sempre considerata una “terra di mezzo”, priva di una vera e propria identità culturale riconosciuta a livello nazionale.

Immagini attesa
Matera, piazza San Giovanni

Per poter comprendere meglio il significato di quest’evento epocale per i Materani e i Lucani, ricordiamo le parole l’ex sindaco di Matera Ottavio Lo Nigro. Esse incarnano pienamente il senso di riscatto culturale di questa città.

«Abbiamo visto crescere Matera, crescere sotto tutti gli aspetti, e quindi credo che Matera può senz’altro farcela, sarebbe un passo notevole e direi quasi dovuto perché si è creata Matera! È  facile fare città della cultura Firenze, Siena o qualche altra città, del Nord provveduta. Non bisogna vedere Matera per quello che è oggi, ma per quella che era ieri. I contadini a stento sapevano mettere la loro firma, era un segno di croce, ora non trovano più nessuno, trovate gente colta, tutti i figli dei contadini hanno raggiunto il massimo livello di acculturamento, non hanno dimenticato la loro famiglia povera, l’hanno aiutata, ed è stato quindi un aiuto non solo economico, ma anche un aiuto culturale, e Matera è città della cultura non soltanto nel senso stretto della parola, ma nel senso più largo cioè il progresso civile che ha avuto Matera. È questo il grande progresso civile e culturale». (Intervista di F. Foschino a Ottavio Lo Nigro Sindaco di Matera dal 1960 – 1965_Direttore E.P. Turismo dal 1957 – 1965).

Storia, cultura e identità materana

È possibile capire a fondo l’evoluzione urbanistica, sociale e culturale di questa città solamente se ci soffermiamo sulle  sue “ragioni storiche”.

Partendo da una disanima delle varie ipotesi (non accertate) sull’origine del suo nome, risulta interessante notare come il suo significato etimologico sia legato al sito e alla storia della città: ad esempio, la derivazione di Mathera dallo ionico Mather (Madre) sintetizza bene la sua lunga storia, che da sempre l’ha vista come una madre che accoglie e che insedia la vita.

Planimetria struttura urbana Matera 1
Planimetria. Struttura urbana della città, con i vari sviluppi nelle differenti epoche. LorenzoRota, MATERA-Storia di una città, p.24.

La presenza umana in questi territori è evidente in modo quasi costante, dal paleolitico al neolitico, fino all’età del bronzo e del ferro con insediamenti di tipo sparso, con numerosi villaggi di dimensioni limitate, a carattere prevalentemente rurale senza carattere di città. La ruralità, permane per molto tempo dai primordi neolitici alle epoche successive sia greche che romane. La causa è l’atteggiamento di sottomissione e sfruttamento che i Romani intraprendono, nei confronti delle popolazioni indigene, isolate anche dal contatto con altre città, in condizioni di grande povertà, utilizzano grotte, ipogei e le svariate tipologie di fosse scavate nel tufo, come abitazione e deposito.

Neppure con la successiva caduta dell’Impero Romano le cose cambiano: il carattere di ruralità si risolve nello sviluppo degli insediamenti Rupestri. Infatti come sottolinea l’architetto Lorenzo Rota «Matera antica può essere considerata la città capitale della civiltà rupestre sviluppatasi nell’arco murgico tarantino tra il VIII e XI sec. d. C.» (Lorenzo Rota, MATERA – storia di una città, cit. p. 39). È possibile rintracciare la matrice e nello stesso tempo l’unicità di questa città all’interno dell’intricato labirinto sommerso di grotte situate nelle profonde viscere tufacee. Da tale profondità sorgono e si sviluppano in altezza i “Lamioni”, unità abitative elementari, organizzate attorno alla “camera urbana” (un unico spazio comune, centro e cuore della vita domestica).

Nel periodo medievale, con l’organizzazione feudale della dominazione Normanna, tutto il territorio resta ancora chiuso nell’arretratezza. Tuttavia, con l’affermarsi del potere ecclesiastico, l’evoluzione urbanistica di Matera segna un importante passaggio dalla città rupestre alla costruzione della città con la civita, gettando così le basi per la formazione dei Sassi. Con il passaggio dal Rinascimento alle epoche successive, fino ai primi del Novecento, il divario tra la Civita, Città del Piano e Sassi diventerà sempre più tangibile ed evidente.

Planimetria struttura urbana 2
Planimetria. Struttura urbana della città con la conformazione delle prime architetture di rilievo. Lorenzo Rota, MATERA-Storia di una città, p.80.

Durante i primi anni del Novecento i Sassi sono congestionati e degradati soprattutto a causa di una densità abitativa molto elevata. Nonostante alcune iniziative atte al superamento di tali condizioni, queste verranno alla ribalta nazionale ed affrontate con un approccio più impegnato soltanto nel primo dopoguerra, con la pubblicazione del libro: “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi, in cui Matera viene descritta come uno scenario di miseria, abbandono, degrado, come un luogo dimenticato da Dio. Con queste parole Levi descrive le condizioni della città:

«Allontanatami ancora un poco dalla stazione, arrivai a una strada, che da un solo lato era fiancheggiata da vecchie case, e dall’altro costeggiava un precipizio. In quel precipizio è Matera. […] La stradetta, strettissima, che scendeva serpeggiando, passava sui tetti delle case, se così si possono chiamare. Sono grotte scavate nella parete di argilla indurita del burrone; ognuna di esse ha sul davanti una facciata […] Le porte erano aperte per il caldo. Io guardavo passando; e vedevo l’interno delle grotte, che non prendono altra luce e aria se non dalla porta […]. Dentro quei buchi neri, dalle pareti di terra, vedevo i tetti, le misere suppellettili, i cenci stesi. Sul pavimento erano sdraiati i cani, le pecore, le capre, i maiali. Ogni famiglia ha in genere, una sola di quelle grotte per tutta abitazione e ci dormono tutti insieme, uomini, donne, bambini e bestie».

Lucania
“Lucania 1961”, Matera, Palazzo Lanfranchi, Museo nazionale d’arte medievale e moderna della Basilicata.

Abbandonati al proprio destino di inferiorità, gli “abitanti delle grotte” descritti da Levi, rappresentano la perfetta sintesi dell’indifferenza e dell’abbandono dell’intera regione. Di fatti l’ultimo baluardo della civiltà si ferma a Eboli e Matera diviene il simbolo dell’inciviltà, definita da Palmiro Togliatti: “Vergona Nazionale”.

Hanno inizio così i primi interventi pubblici per dotare la città di attrezzature e servizi. Il sociologo Friedmann intraprende i primi studi sulla comunità tradizionale del Mezzogiorno collaborando con Adriano Olivetti alla progettazione del Borgo “La Martella” (su progetto di L. Quaroni). Con la redazione dei primi piani urbanistici Matera diventa una vera e propria città-laboratorio.

Nel 1952 con la Legge n. 619 sul Risanamento Sassi viene inaugurato il programma di opere ed interventi, dal Piano Regolatore Generale di Luigi Piccinato alla realizzazione dei successivi Quartieri della Riforma: il Quartiere “Spine Bianche” su progetto di C. Aymonino, il Quartiere “Serra Venerdì” su progetto di L. Piccinato, il Quartiere “Lanera” su progetto di M. Coppa e M. Fabbri. La città prende forma: arricchendosi di nuovi quartieri e servizi, accoglie gli abitanti dei Sassi e risponde alle esigenze abitative.

Ora, l’attenzione si sposta dalle esigenze abitative alla questione del Risanamento Sassi, così viene indetto nel 1974 il Concorso internazionale “Sassi di Matera”, per capire che genere di recupero intraprendere, se di tipo residenziale o terziario. La città è al centro di un fervente dibattito urbanistico che getta le basi per il riconoscimento da parte dell’UNESCO di Matera come Patrimonio Mondiale dell’Umanità (1993).

La storia materana è indissolubilmente legata alla trasformazione urbanistica dei Sassi. Si tratta di un lunghissimo percorso storico caratterizzato da arretratezze ed emarginazione. Tuttavia, la sua rinascita, e il suo riscatto sociale – derivato dall’ottenimento di un’abitazione dignitosa degli abitanti di questa terra, che ai tempi del libro di Levi, vivevano al pari delle bestie – restituiscono la giusta dignità a un luogo di straordinaria bellezza dove è ancora possibile leggere gli strati del tempo della storia dell’uomo. Ancora oggi è possibile percepire per le strade quella grande dignità che caratterizza da sempre i suoi cittadini, un popolo fiero ed orgoglioso del suo passato, ma anche in grando di mettersi nuovamente in gioco in vista di un importantissimo riconoscimento. “Matera Capitale Europea della Cultura nel 2019” è anche questo, è il segnale più tangibile di questa evoluzione culturale. E il popolo lucano vuole che questo sia solo l’inizio.

Raggiunto questo traguardo, è doveroso porsi una serie di domande:

L’assegnazione di tale riconoscimento rappresenta un mero premio fine a se stesso oppure una prima e vera possibilità di riscatto e di recupero di quel divario culturale, infrastrutturale che da sempre divide la penisola?

Matera vede oggi un consistente incremento di afflusso turistico che rischia di imprigionarla entro una determinata connotazione. I suoi cittadini si trovano a dover scegliere in che modo andare oltre il 2019. Sarà necessario, pertanto, superare il legame con i Sassi, senza rinnegarlo, per fornire a questa terra sempre nuove possibilità di innovazione. Il popolo lucano vuole che questa città sia portavoce e creatrice di cultura. Ma tutto questo sarà possibile senza le adeguate infrastrutture?

Matera città madre, che ha accolto l’uomo sin dalle origini, sarà in grado di dare risposte a questi quesiti? E soprattutto in che modo lo farà, attraverso parole o atti riscontrabili fisicamente sul territorio?

«La luce della verità, usava dirmi mio padre, risplende soltanto negli atti, non nelle parole» (Adriano Olivetti).

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