I 6 migliori graffiti di Banksy a Londra

LUCA GRECO –  A Londra l’arte è di tutti e vive non solo all’interno dei musei. Culture e stili artistici differenti tra loro coesistono sotto la stessa firma, quella di Banksy. I graffiti dello street writer britannico fanno parte della vita della città, ne sono parte integrante semplicemente perché essi sono l’espressione più autentifica e viva del suo spirito. Oggi tutti sono in grado di capire le opere di Banksy. Oggi tutti amano le sue opere.

Molti dei graffiti originali di Banksy a Londra, purtroppo, non sono più visibili perché sono stati rimossi o vandalizzati. Durante questo tour scoprirai quali sono i sei migliori graffiti di Banksy a Londra (quelli in perfetto stato di conservazione) e dove trovarli.

1. “Boy and Dog” e la “ruota panoramica”: l’omaggio di Banksy a Basquat

A Londra nel 2017 si respirava un clima di grande attesa legato alla prima grande mostra mai organizzata in Inghilterra su Jean-Michel Basquiat. Oltre sue 100 opere provenienti da musei internazionali e collezioni private stavano per essere esposte al Barbican Centre. Non è un caso che “Basquiat: Boom for Real” – curata dal Dr. Dieter Buchhart e da Eleanor Nairne (Curator, Barbican Art Gallery) – fu tenuta proprio presso il più grande centro teatrale d’Europa. Molti, infatti, furono gli artisti e le discipline con le quali l’arte di Basquiat si trovò a dialogare: con la musica, la letteratura, il cinema e la televisione.

Ricordo che alcuni giorni prima dell’apertura della rassegna nei pressi del Barbican apparvero all’improvviso due nuovi murales di Banksy. Lo street artist inglese voleva dire la sua; voleva misurarsi con il linguaggio e lo stile del grande Basquiat. L’obiettivo era chiaro a tutti: denunciare le logiche dell’attuale mondo dell’arte, inteso come spettacolo e attrazione.

In uno dei due graffiti Banksy interpretava la celebre opera di Basquiat “Boy and Dog in a Johnnypump” (1982) attraverso la rappresentazione dello stesso soggetto nelle sembianze dell’artista statunitense perquisito dalla polizia metropolitana con le braccia alzate in segno di resa. Tale rappresentazione aveva l’obiettivo di porre all’attenzione sul trattamento che veniva riservato agli street artist. Banksy fu chiaramente un grande ammiratore di Basquiat. Entrambi fecero per molti aspetti lo stesso percorso: dalla strada fino a diventare una vera e propria icona dell’arte mainstream. Il suo omaggio artistico mirava a difendere la vera identità di Basquiat da quel distruttivo processo di “fagocitazione” proprio dell’attuale mondo dell’arte, che cerca ad ogni costo di accaparrarsi tutte le sue creazioni. Questo fenomeno è chiaramente dimostrato dal fatto che ancora oggi non sono presenti in una collezione pubblica inglese opere di Basquiat.

Nel secondo graffito Banksy decise, invece, di sostituire uno degli elementi più comuni presenti nei lavori dell’artista statunitense – la corona – ai tradizionali sedili di una ruota panoramica. Questa operazione e la presenza delle persone in fila alla biglietteria della giostra divennero l’occasione per denunciare un fenomeno piuttosto diffuso nell’arte contemporanea: da spontanea manifestazione artistica, l’arte, era ormai diventata una forma di mera attrazione, uno spettacolo per il quale pagare il biglietto d’ingresso.

L’intento polemico delle sue due creazioni venne immediatamente spiegato sul suo canale Instagram attraverso due inequivocabili post:

“Il nuovo grande show su Basquiat apre al Barbican, un posto dove solitamente si cancella qualsiasi graffito dalle pareti”.

La corporazione cittadina e i residenti del Barbican a distanza di tempo deliberarono di preservare l’omaggio a Basquiat. L’accusa di Banksy al Barbican di aver pulito qualsiasi graffito fuori dalle sue pareti, mentre al suo interno si stava celebrando una delle icone più significative della storia della street art fu forte e indusse il mondo dell’arte a riflettere sulle proprie contraddizioni. Una su tutte: la differente considerazione che viene riservata ai graffiti dentro e fuori un museo.

Puoi trovare “Boy and Dog” e “La ruota panoramica” qui.


2. “Graffiti Painter” (2007) di Banksy: un simbolo di multiculturalità

Tra Portobello Road e Acklam Road ho trovato questa splendida opera di Banksy che raffigura il pittore spagnolo del 1600 Diego Velasquez mentre dipinge la tag “Banksy” con della vernice rossa. In quest’angolo della città dove regna la multiculturalità la graffiti art e il barocco si incontrano creando qualcosa di bello.

Dopo esser stato coperto per alcuni anni a causa del restauro dell’edificio sul quale era stato realizzato, Graffiti Painter (2008) è tornato visibile di recente. Inizialmente l’azienda di investimenti immobiliari Enstar Capital aveva preso la decisione di spostare l’opera, ma per non correre rischi ha deciso di lasciarlo dove si trova, coperto da un vetro e illuminato.

Con queste parole Simon Lyons (Ceo di Enstar Capital) ha commentato questa decisione:

«Ho comprato l’edificio anche per il murale, gli conferiva un profilo iconico. È una caratteristica adorabile per un edificio a Notting Hill, che in più mantiene la sua “londinesità”. Ritengo insensati i prezzi per Banksy, ma in un certo senso sono un suo fan».

Graffiti Painter è tra i pochi graffiti di Banksy ancora ben conservati a Londra. Rappresenta il “bello” dell’integrazione artistica e culturale; è ciò che oggi sopravvive alla Brexit e a qualunque altra forma di chiusura.

3. Guard Dog e His Masters

In Rivington Street ha sede Cargo, un locale situato vicino al sottopassaggio ferroviario. All’interno del suo cortile è ora possibile ammirare due graffiti di Banksy. Si tratta di Guard Dog e His Masters Voice. Entrambe le opere risalgono al periodo della sua prima esibizione e rappresentano due reperti archeologici della street art londinese.

In “Guard Dog” Banksy ritrae un poliziotto in uniforme con una torcia elettrica e un barboncino al guinzaglio. In alto a destra dell’opera (sopra il cane) troviamo una scritta che recita: “Designated Graffiti Area“, quasi a ironizzare sul ruolo del poliziotto, che in questo caso si trova a sorvegliare un’area dove paradossalmente è lecito realizzare graffiti.

Al fondo del cortile del locale troviamo, invece, la personalissima versione di Banksy di Nipper, un cane di razza Jack Russell Terrier divenuto celebre per essere stato ritratto nel quadro His Master’s Voice di Francis Barraud. Nella versione di Banksy, Nipper mette a tacere la voce del suo padrone con un Bazooka che punta verso il grammofono. Questo graffito spiega molto bene l’idea che Banksy ha dell’attuale industria musicale. I graffiti rossi che circondano non sono opera di Banksy, ma sono stati aggiunti in seguito da altri artisti.

Puoi trovare Guard Dog e His Masters Voice qui.


4. “I love Robbo Rat“: graffiti wars

l ratti di Banksy rappresentano ormai un’icona della street art internazionale. Londra ne conta molti esemplari. La prossima opera che scopriremo è il frutto di una delle pagine più appassionanti della street art contemporanea. Nei primi anni 2000 Banksy ingaggiò una vero e proprio “duello” a colpi di bombolette per le strade di Londra con uno dei pionieri del genere in Europa: King Robbo. La faida tra i due iniziò ufficialmente quando Banksy decise di coprire una parte di uno storico graffito firmato da King Robbo. L’opera era stata realizzata nel 1985 sotto una stazione di polizia, nei pressi del Regent’s Canal.


In città sono ancora presenti molti altri segni di questa guerra dei graffiti: “I love Robbo Rat” (2004) rappresenta forse una delle migliori testimonianze ancora presenti nella città. Dipinto nei pressi di Chiswell Street a Islington (vicino al Barbican), il graffito di Banksy raffigura un topo del ghetto con in mano un cartello di denuncia, che originariamente voleva dire: “London doesn’t work” (“Londra non funziona”). L’opera fu presa di mira dal Team Robbo che decise di porre un tag in rosso proprio sul cartello con la scritta “I love London. Robbo”.

Trova “I love Robbo Rat” qui.


5. Il bambino di Marble Arch. Banksy con Extinction Rebellion

A Marble Arch, punto di ritrovo degli attivisti Extinction Rebellion (il noto movimento non violento nato con l’obiettivo di porre freno ai cambiamenti climatici e favorire la biodiversità del Pianeta Terra), un bambino viene ritratto da Banksy accovacciato vicino a una piantina verde che germoglia (unica nota di colore del graffito) con in mano un cartello che mostra il disegno di una clessidra in un cerchio, simbolo del gruppo Extinction Rebellion. Una citazione tratta da The revolution of evereyday di Raul Vaneigm del 1967 accompagna il graffito e testimonia l’impegno sociale e ambientalista dello street artist:

“From this moment despair ends and tactics begin” (tradotto in italiano: «Da questo momento la disperazione finisce e iniziano le tattiche».

Inizialmente si era pensato a un falso. Banksy non ha mai rivendicato la paternità del graffito. Al suo posto, però, lo fece il movimento Extinction Rebellion, che dal suo profilo ufficiale di Twitter attribuì l’opera proprio allo street writer più famoso al mondo.

Solitamente le opere di Banksy hanno tutti messaggi evidenti (per molti aspetti quasi didascalici), basta solamente saperli vedere. Non è la prima volta, infatti, che l’artista britannico affronta la tematica legata all’ambiente attraverso la figura di un bambino. I bambini di Port Talbot, Venezia e Marble Arch hanno tanto da insegnarci per quanto riguarda gli effetti distruttivi del cambiamento climatico.

Puoi trovare il “bambino di Marble Arch” qui.


6. La famiglia reale inglese secondo Banksy

Ad Hackney (a Stoke Newington Church Street), nel quartiere più hipster di Londra, puoi trovare un nuovo graffito di Banksy, quello dedicato alla famiglia reale inglese. Lì, dove un tempo sorgevano le fabbriche, oggi troviamo gallerie d’arte, spazi di co-working e negozi alla moda.

Banksy è un artista del popolo. La sua arte è un messaggio rivoluzionario che parla la lingua del popolo, quella della street art. Mai come in questo caso la vicinanza della gente alle sue creazioni fu così eloquente. Furono, infatti, le proteste degli abitanti del quartiere a salvare il graffito dalla sua rimozione ordinata dal Consiglio di Hackney.

Sulla sua superficie restano ancora tracce visibili di questo episodio. Nella sua versione originaria la rappresentazione comprendeva, infatti, una cornice con ornamenti decorativi, ora oscurati con la vernice nera. Il soggetto del graffito è rimasto fortunatamente intatto fino a oggi e mostra al mondo, attraverso una rappresentazione satirica, un punto di vista alternativo e caricaturale dell’istituzione inglese più importante, quella della della famiglia reale.

Sin dall’Antica Grecia grazie alla satira è stato così. Lo street artist britannico questo lo sa bene. L’arte svolge, in fondo, anche questa funzione: un modo diverso di concepire il mondo e – nel caso di Banksy – gli spazi urbani è possibile. Dopo la sua realizzazione, quest’opera, ispirò anche la cover del singolo “Crazy Beat” (2003) dei Blur, tratto dall’album Think Tank del 2003.

Puoi trovare “The Royal Family” qui.


LEGGI ANCHE: Che cosa vuol dire essere Banksy? Il boomerang della popolarità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...