«Talkin’ New Orleans»

In questa intervista di Luca Greco, Slep traccia un coinvolgente percorso attraverso la musica di New Orleans.

 

Intervista a cura di LUCA GRECO

Slep, perché oggi è così importante parlare di New Orleans nella musica moderna?

«La Louisiana, colonia francese già dal ‘700, è sempre stata un “melting pot”, un mix di culture e quindi di stili musicali provenienti da Europa, Africa e Caraibi. A New Orleans, in quella che oggi si chiama “Congo Square”, di domenica era permesso agli schiavi africani suonare i tamburi e praticare le loro danze. Tutti quei ritmi sono stati integrati nella musica di oggi».

Quali sono state le influenze culturali che hanno caratterizzato questo genere musicale?

«Il sound portato da schiavi ed immigrati da Haiti, Giamaica, Caraibi e le danze come la “rhumba” o il “mambo di Cuba” hanno influenzato pionieri come Sidney Bechet e Louis Armstrong »

Queste influenze musicali hanno dato vita a vari stili. Quali sono?

«A New Orleans hanno origine il “Blues”, il “Gospel”, le “Marching Bands” (o “Funeral Bands”), il “Second-Line”, il “Ragtime”, il “Dixieland”, il “Cakewolk”, il “Jazz” (o “Jass”, come veniva denominato inizialmente in “patois”), il “Doo-Wop” e il “Funk”».

Per quanto riguarda il “problema del Sud” tra bianchi e neri, quale cultura alla fine ha prevalso?

«La musica dei bianchi di origine francese di New Orleans fa capo alla cultura cosiddetta “Cajun” (folk europeo più blues e ritmi caraibici), mentre quella dei creoli (incrocio tra le razze nera, indiana, spagnola e francese) ha le sue radici nella tradizione “Zydecho”. Per avere un’idea dei due differenti stili potete ascoltare Zachary Richard e Buckwheat Zydecho, le cui band utilizzano fisarmonica, “washboard” (asse di legno per lavare) e scatola del tè con manico di scopa e cordino come sostituto del contrabbasso. In tempi passati erano addirittura le travi delle balconate delle case in legno, a cui veniva inchiodata una corda, a fungere da basso».

Per entrare un po’ nello specifico. Quest’incontro di stili che cosa ha prodotto?

«Dal punto di vista strettamente musicale, le invenzioni ritmiche delle “marching bands”, che accompagnavano le processioni funebri o i festeggiamenti del “Mardì Gras”, hanno creato nuovi stili ritmici come il “Second-Line”, sperimentato dal precursore King Oliver e tutt’ora utilizzato nei generi musicali moderni.

I parenti del defunto rispondevano, con forchette e altri oggetti di fortuna, al ritmo della band che seguiva il percorso verso il cimitero, creando così una “seconda linea” percussiva».

 

Ho sempre sentito parlare di «Dixieland». Che cosa vuol dire?

«Con la parola “Dixieland” si intendeva, fin dai tempi della guerra civile americana, l’insieme degli stati confederati del sud. In realtà si tratta della terra in cui i neri non erano stati emancipati o liberati. In seguito divenne sinonimo, insieme alla denominazione “Hot”, del primo periodo del Jazz nato a New Orleans».

A tal proposito, quando è iniziata la discografia del Jazz?

«Non abbiamo una data precisa ma pare che la prima incisione, poco dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, sia stata ad opera di Nick La Rocca, un immigrato italiano, e la sua jazz band. Gli italiani, al fondo della scala sociale, vivevano a stretto contatto con la popolazione afroamericana di New Orleans; alcuni di loro, come il trombettista cantante Louis Prima, dettero un’importante impulso alle nuove tendenze».

Ci sono state altre influenze?

«Ricordo la danza cubana “Habanera”, il “Congo” africano e il pattern ritmico della “Clave”, di origine latina, utilizzata da Bo Diddley nei suoi classici del blues quali “Who do you love” e “Mona”, poi rivisitati da rock band quali Rolling Stones, Doors, Quicksilver Messenger Service, ecc.».

Consigli per l’ascolto.

«Buddy Bolden (cornettista di fine ‘800), Jelly Roll Morton (protagonista dei furiosi “contest” tra pianisti per aggiudicarsi il “job”, ovvero il contratto per suonare nel jazz club), i già citati Sidney Bechet, King Oliver e Louis Armstrong, attivi nel distretto a  “luci rosse” di Storyville. In epoca più recente troviamo Fats Domino (uno dei padri del rock’n’roll), Professor Longhair, Alain Toussaint, Dr. John, Neville Brothers (the “Family”), Lee Benoit e Jeffery Brussard. Uno stile moderno tipico di New Orleans e della Louisiana è lo “Swamp Rock”, il particolare mix di blues, folk, dixie, gospel e rock’n’roll proposto da Little Feat, Tony Joe White e Creedence Clearwater Revival».

foto dobro (ridotta)
Slep e il suo “dobro”, ph L. Greco

Per maggiori informazioni:

slepfrancosciancalepore.com

slepfrancosciancalepore/facebook

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