“Sangue e Latte” di Eugenio Di Donato: come mutare il senso degli “schemi”

LUCA GRECO

Sangue e Latte è un romanzo di Eugenio Di Donato. Edito dalla casa editrice El Doctor Sax è inserito nella collana Crazy Diamonds ed è arricchito dalla copertina d’arte realizzata da Riccardo Cecchetti.

Il romanzo racconta la drammatica storia di Ludovico Travagli, un ragazzo introverso cresciuto in campagna, che per varie vicissitudini si ritrova a vivere in una grande città. Al suo interno l’autore affronta il grande e dibattuto tema della mancanza di comunicazione tra generazioni differenti stravolgendo in modo originale il ruolo della famiglia, tradizionalmente intesa, come luogo d’incontro.

La prospettiva che viene offerta al lettore è disegnata dal nostro autore in maniera diretta. Non vi sono filtri nel racconto. Il lettore viene posto immediatamente davanti all’evento più drammatico che segna la vita di Ludovico, la morte di suo figlio Tiziano.

Tutto ha inizio da qui, con il racconto da parte del protagonista di questo tragico episodio.

Grazie all’aiuto di un terapeuta, Ludovico ripercorre a ritroso la sua vita, i suoi ricordi e affronta il suo passato facendo emergere momenti cruciali della sua esistenza. Nel corso della sua vita Ludovico ha sempre seguito schemi e modelli imposti da una visione culturale appartenente a un contesto sociale che non ha mai rispecchiato realmente i suoi desideri. La sua vita è sempre stata parte di uno schema. Duro sarà il confronto con il proprio contesto familiare:

“Sono cresciuto facendo quello che si doveva fare, avviluppato nell’intreccio di devozione, dignità, sacrificio, orgoglio e senso di famiglia […] Avevo imparato a superare i compiti che mi avevano e mi ero imposto. La laurea, il dottorato, il lavoro. Ma non avevo superato i limiti della loro educazione. Avevo quarant’anni e non riuscivo ancora a concedermi di sbagliare, a canalizzare la forza ereditata per andare avanti secondo la mia direzione” (Eugenio di Donato, Sangue e Latte, El Doctor Sax, pp. 55-56).

Ludovico decide così di “mutare il senso delle cose” e ricominciare a vivere. Inizia a farlo proprio a partire dal linguaggio:

“Prestavo attenzione a quante volte all’interno di un mio discorso ricorrevano le parole dovere, obbligo, morale, compito ed efficienza, e mi sforzavo, quando il senso della frase lo permetteva, di riformularla con le parole potere, volere, affetto, amore, creatività, progetto e determinazione. Studiavo l’etimologia e mi accorgevo che le parole che sceglievo e il tono di voce con cui le pronunciavo modulavano il mio stato emotivo e la mia capacità di agire, e con stupore anche le reazioni degli altri”. (Eugenio di Donato, Sangue e Latte, El Doctor Sax, p. 51)

Lascerà il proprio lavoro a tempo indeterminato perché non ne poteva più e rompe in mille pezzi gli schemi ricevuti rivoluzionando completamente la sua vita. Deciderà di farlo per tutte quelle parole che nella vita non ha mai detto e per tutte quelle azioni che non ha mai compiuto.

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