Aryz a Torino: anatomia di un’identità che si spoglia

Cosa resta di noi quando ci spogliamo di ogni cosa? Siamo ancora capaci di riconoscerci senza gli abiti, i ruoli e le aspettative che ci definiscono ogni giorno?

Con molta probabilità sono queste le domande esistenziali da cui trae ispirazione Aryz per realizzare il suo murale nel 2010 sulla facciata di Palazzo Nuovo (in corso San Maurizio 24). L’obiettivo dello street artist spagnolo è quello di mettere in scena la profonda frattura tra ciò che mostriamo e ciò che resta quando smettiamo di farlo. 

L’opera ritrae una figura umana rannicchiata, fragile, attraversata da un evidente turbamento. Accanto a lei precipitano dei vestiti, svuotati, ridotti a puro involucro, simbolo di un’identità costruita, ereditata e indossata per essere riconosciuti.

Foto L. Greco

Lo spaesamento della nudità

Ciò che sorprende del murale è il fatto che questa privazione non produce un senso di libertà immediata, ma spaesamento, una sorta di shock che costringe a confrontarsi con una domanda scomoda: chi siamo veramente quando smettiamo di interpretare dei ruoli?

Aryz porta così all’estremo l’idea che siamo, in parte, ciò che consumiamo e indossiamo per esistere socialmente. E non è casuale che scelga proprio la facciata di un’università per farlo, un luogo che dovrebbe formare identità future, ma che qui diventa lo sfondo di una perdita, o forse di una ricerca ancora aperta.

Foto L. Greco

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