La street art e il calcio si somigliano più di quanto si possa immaginare, basti pensare alla bellezza delle traiettorie disegnate dalle storiche punizioni di Maradona, oppure ai gesti tecnici di Aitana Bonmatí, così leggeri e precisi da sembrare irreali. Entrambi parlano una lingua universale, che non ha bisogno di spiegazioni, ma arriva dritta alle emozioni della gente. Ma entrambi hanno anche la possibilità di ispirarci e di cambiare il nostro modo di pensare e condividere gli spazi attraverso gesti semplici, naturali, quasi istintivi.
La periferia come luogo di relazione e inclusione
È proprio questo il caso del murale realizzato nel 2023 dalla street artist spagnola Leticia Mandragora sulla facciata di un palazzo nel quartiere Gallaratese di Milano, a pochi passi da “Tear Flame Peace” di Obey.
Sport popolare parla di inclusione, esperienze condivise e di sogni da realizzare. L’opera, alta trentatré metri, trasforma la facciata di via Appennini 66 in un invito a riconoscere nello sport (dal gioco di strada alle discipline organizzate) uno spazio aperto a tutte e tutti, dove ogni gesto può diventare possibilità, riscatto e incontro.
Nei quartieri periferici, il campo da gioco diventa spesso un punto di riferimento, uno spazio in cui nascono relazioni e si immaginano possibilità, al di là delle differenze culturali e di genere. Il murale restituisce proprio questa dimensione, proponendo un’idea di sport vissuto liberamente e senza barriere.

Una figura simbolica tra sogno e realtà
La protagonista dell’opera è una giovane calciatrice, ispirata alla giocatrice Silvia De Natale (mi quegli anni centrocampista del Partizan Bonola), ritratta mentre palleggia. Il blu, tratto distintivo dell’artista, avvolge il soggetto isolandolo dal contesto e immergendolo in una dimensione sospesa e onirica, evocando il valore di inseguire i propri sogni oltre ogni limite.

