Blu ed Ericailcane al PAC di Milano: quando la street art smaschera i meccanismi del potere

Dall’allegoria di Orwell alla narrazione urbana

“Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri.”

Con questa celebre e paradossale affermazione tratta da “Animal Farm George Orwell nel 1945 descriveva la deriva delle rivoluzioni e la corruzione del potere, rivelando come dietro la retorica dell’uguaglianza possa nascondersi una struttura di dominio. Questa intuizione continua ancora oggi a offrire una chiave di lettura efficace per interpretare le contraddizioni della società contemporanea.

Ed è proprio a questa tradizione allegorica che guarda l’opera realizzata nel 2007 sulla facciata del PAC (Padiglione d’Arte Contemporanea) di Milano dai due writer italiani di fama internazionale come Blu ed Ericailcane.

Foto L. Greco

Geografie del potere e della subordinazione

L’opera trasforma la società in un teatro grottesco, dove vige la regola del più forte: da un lato troviamo i potenti (autorità politiche e militari nazisti) che incarnano un sistema di dominio fondato sullo sfruttamento e sulla violenza; dall’altro emergono gli oppressi, ridotti a presenze vulnerabili e marginalizzate (suicidi con cappi al collo e animali morti).

Foto L. Greco

L’estetica dell’eccesso e crisi dell’umano

Al centro del murale, in corrispondenza dell’ingresso del museo, vi è una gigantesca montagna di cocaina, sulla cui cima si trova la piramide della banconota da un dollaro a suggellare la protezione divina del dio denaro. Alla sua base una folla di uomini e animali (maiali, pecore, oche, galline, scimmie, elefanti e coccodrilli) consuma con grande avidità la droga, mentre altri si abbandonano a violenze, abusi e perversioni. È proprio qui che il confine tra uomo e bestia si dissolve completamente: gli animali assumono comportamenti umani, mentre gli uomini sembrano regredire a uno stato animalesco diventando così il simbolo della degenerazione morale del potere.

Foto L. Greco

Conservazione e conflitto: il murale come patrimonio della città

Nel corso degli anni, l’opera continuò ad alimentare il dibattito sulla sua presenza sulla facciata del museo: dieci anni più tardi, a seguito di alcune critiche, il museo avviò un sondaggio per stabilire se rimuoverla. La proposta scatenò immediatamente la reazione della comunità della street art milanese, guidata dal writer “Atomo” Tinelli, che la considerava un punto di riferimento per la scena italiana. Questa mobilitazione contribuì a far prevalere la posizione favorevole alla conservazione. Il murale fu quindi mantenuto, consolidandosi nel tempo come elemento identitario della città.

Foto L. Greco

Foto L. Greco

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