Con Tear Flame Peace, realizzato nel 2024 nel quartiere Gallaratese di Milano, Obey affronta la domanda su come rappresentare oggi la pace in un mondo attraversato da guerre, tensioni geopolitiche e paure globali. L’opera, dipinta sulla facciata di un edificio residenziale, si estende per ben 34 × 12 metri e si presenta come un manifesto dedicato alla pace.

La pace secondo Obey
Il murale ruota attorno al volto di una donna avvolta nell’hijāb, attraversato da una lacrima. Il suo sguardo intenso domina la composizione, in cui compaiono anche una colomba bianca e una fiamma: simboli apparentemente opposti che raccontano l’inquietante ambivalenza del presente. Nel volto della donna e nella sua lacrima si riflette la possibilità di una pace che, pur fragile, continua a essere immaginata.
La fiamma, elemento centrale della composizione, propone infatti una duplice lettura: scintilla di ribellione e di speranza sempre accesa, o monito contro la possibile distruzione del pianeta. Eppure tutto sembra convergere nelle tipiche linee decorative e nei motivi floreali che caratterizzano il linguaggio stilistico di Obey, elementi che richiamano l’estetica della propaganda politica, da sempre rielaborata dall’artista in chiave contemporanea. Nella parte inferiore della parete compare, infine, una stella da cui emerge il celebre logo “Obey the Giant”, marchio iconico della poetica dello street artist.
Il dialogo tra arte urbana e spazio pubblico nel Gallaratese
Nella visione proposta dal murale la pace e la speranza rappresentano le basi su cui costruire, letteralmente, il futuro. In questo senso la scelta del luogo non è stata casuale: l’opera di Obey vuole dialogare con la storia di rinascita architettonica e sociale del quartiere in cui è inserita. Il Gallaratese rappresenta uno degli esperimenti urbanistici più significativi della Milano del secondo dopoguerra. Progettato tra gli anni Sessanta e Ottanta dagli architetti Carlo Aymonino e Aldo Rossi per rispondere alla crisi abitativa di quegli anni, il quartiere nacque con l’ambizione di creare nuovi spazi di vita collettiva e integrazione sociale.

