Nelle sue opere Andy Warhol non sceglie gli oggetti, ma le immagini più popolari degli oggetti, il loro modo di apparire dappertutto nelle pubblicità e nel mondo del cinema. Questo approccio ci porta ad avere sempre un’esperienza mai diretta della realtà, ma mediata, fatta di immagini riprodotte in serie dai mezzi di comunicazione di massa.
Warhol incarna letteralmente la filosofia del suo tempo, arrivando al punto di identificarsi con una macchina stampatrice:
“Dipingo in questo modo perché voglio essere una macchina, e sento che tutto ciò che faccio, lo faccio come una macchina, ed è quello che voglio”. (A. Warhol)
Tale idea viene espressa con molta chiarezza all’interno di numerosi suoi ritratti, come quello di Marilyn Monroe. Ma forse non tutti sanno che durante gli anni giovanili Warhol realizzò un’opera, intitolata “Ten Lizes” (1963), dove venne “riprodotto” in serie il viso della popolarissima attrice americana Elizabeth Taylor.

La rappresentazione della star hollywoodiana è qui ripetuta per ben dieci volte attraverso la tecnica della serigrafia su una tela. Warhol non utilizza una foto qualunque, ma un’immagine iconica di Elizabeth Taylor, precisamente quella scattata su richiesta della Columbia Pictures per la promozione del film Suddenly Last Summer.

L’artista americano non é interessato a cogliere la psicologia del personaggio (come avviene solitamente nei ritratti tradizionali) e decide, quindi, di annullare completamente i tratti somatici caratteristici dell’attrice attraverso la ripetizione seriale. É come quando i bambini cantano una canzone molto popolare, magari legata a una pubblicità, senza neppure badare al significato delle parole. Nel caso del ritratto di Elizabeth Taylor, ciò che viene rappresentato è l’immagine che i mass media vogliono offrirci dell’attrice, non ciò che sente.
Warhol ha avuto il grande merito d’aver posto la società di massa davanti alla sua essenza, svelando quel grande meccanismo che annulla ogni forma di individualità e unicità, in grado di trasformare anche un oggetto, una lattina di zuppa Campbell’s in una icona intramontabile del nostro tempo.


