«Gholov»: Hanieh Eshtehardi ci racconta la bellezza dell’Iran contemporaneo nella miniatura persiana del XVII secolo

All’interno di questa intervista  Hanieh Eshtehardi ci racconta il suo ultimo progetto, intitolato «Gholov». Sulla medesima tela l’artista iraniana pone a confronto i canoni di bellezza del proprio Paese a distanza di quattro secoli: come un bravo chirurgo Hanieh Eshtehardi  modella sui corpi armoniosi e stilizzati della Persia safavide (1500-700) volti truccati, nasi finti e altri elementi della moda dell’Iran contemporaneo.

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Hanieh Eshtehardi, Ph. Jorge Tannous Georges

Hanieh Eshtehardi, artista iraniana di 31 anni. Ha frequentato l’Accademia Albertina di Torino. Nel 2016 ha esposto al MAU (Museo d’arte Urbano) di Torino e alla Biennale del Piemonte con il Professore Edoardo Di Mauro. 

Per maggiori informazioni contattare l’artista all’indirizzo: h_eshtehardi@yahoo.com

Intervista a cura di Luca Greco

Ph. Jorge Tannous Georges

Hanieh, come nasce l’idea di porre a confronto all’interno di «Gholov» canoni di bellezza appartenenti a due realtà storiche così lontane tra loro, come quello espresso dalla miniatura della Persia safavide del 1500-1700 e quello dell’Iran contemporaneo?

«Quest’idea nasce 3 anni fa. Curiosando su Instagram ho notato come l’ideale di bellezza dell’Iran contemporaneo fosse completamente influenzato dall’abuso della chirurgia plastica (corpi maschi muscolosi, sopracciglia ritoccate, seno e naso rifatto). Inoltre, ho notato che c’era una concentrazione maggiore di intervento sui tratti del viso (trucco pesante, sopracciglia e labbra disegnate, largo utilizzo delle lenti a contatto colorate), questo anche perché in Iran i volti sono scoperti, ma il corpo no. Questi interventi esagerati mi hanno fatta riflettere inevitabilmente su come i canoni estetici dell’Iran di un tempo siano cambiati, basti pensare ai dipinti e alle poesie della Persia safavide che raccontavano la bellezza attraverso tratti più raffinati. Durante la creazione delle mie rappresentazioni mi sono sentita, talvolta, come un chirurgo che interviene sui volti della fisionomia armoniosa del passato. Voglio precisare, tuttavia, che la mia ricerca non vuole esprimere un giudizio su ciò che è bello oppure brutto, riflette semplicemente un fenomeno di massa contemporaneo. Da questa riflessione è nato “Gholov”, che in persiano significa, appunto, esagerazione».

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Una signora con un ventaglio, Ph. Jorge Tannous Georges

In questo caso l’artista-chirurgo diventa al contempo anche storiografo. Quali sono state le ricerche storiche che hai svolto prima della sua realizzazione? Come nasce il tuo interesse nei confronti del miniaturista Razā Abbāsi (1565-1635)?

«Io sono nata lì. Fin da piccola ho vissuto queste forme di bellezza. Pertanto, non è stato necessario fare eccessive ricerche storiche. È stata, come dire, una ricerca spontanea. Diversamente dai suoi predecessori che illustravano antichi miti o scene di vita quotidiana, Razā Abbāsi realizzava ritratti. Ho scelto di cofrontare le mie rappresentazioni con le sue miniature proprio perché era l’artista più vicino al mio obiettivo, cioè mettere a confronto i canoni estetici dell’Iran contemporaneo (quelli dei selfi, della chirurgia plastica) con quelli antichi».

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Paggio di corte con un mantello blu, Ph. Jorge Tannous Georges

«Gholov» ci aiuta a capire bene come l’idea di bellezza sia strettamente legata a una determinata cultura e a un determinato tempo. In entrambe le realtà storico-artistiche la figura umana è soggetta a un intervento (o ritocco) artistico “esagerato”. Ti andrebbe di raccontarci in che cosa consiste questa «esagerazione»?

«Innanzitutto, l’intervento di esagerazione si nota immediatamente nelle misure: rispetto alle miniature del 1500-700 (5X5 cm) le mie rappresentazioni hanno dimensioni “esagerate”(170X180 cm). Le miniature persiane hanno forme armoniche, raffinate e piene di sentimento. Al fine di creare un senso di contrasto con le rappresentazioni dell’Iran contemporaneo, ho ripreso le stesse forme accentuandone, però, maggiormente le curve: ho reso più carnose le labbra delle mie rappresentazioni, ho cambiato il colore dei capelli e la forma degli occhi. Per quanto riguarda, invece, i vestiti e gli accessori ho aggiunto qualche elemento di modernità (come ad esempio le scarpe di Lady Gaga, la chitarra elettica anziché il mandolino) allontanandomi così dal senso mistico e raffinato di quel periodo».

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Giovane principessa suona mandolino 180×170 cm. Olio, acrilico, stampa sulla tela, Ph. Jorge Tannous Georges

La tua idea, per certi aspetti, ridefinisce un po’ la figura dell’artista contemporaneo. Come un chirurgo plastico tu operi e trasponi volti ed elementi della società iraniana contemporanaea sulle miniature della Persia del XVII secolo. Quali sono state le tecniche artistiche che hai adoperato per realizzare tale effetto?

«Ho utilizzato, in particolare, la Xilografia, cioè un tipo di stampa fatta su legno o linoleum e poi applicata su tela con l’aggiunta di foglie d’oro (presente  nei dipinti: “Saki” e “Paggio di corte in un mantello blu”). La base di ogni tela è in acrilico. Sopra questo sfondo ho utilizzato i colori ad olio perché mi garantivano un maggiore controllo sui lineamenti dei visi e sulle decorazioni. Ho, infine, applicato sottili foglie d’oro sui dipinti per richiamare l’effetto decorativo dell’antica pittura dei maestri del 1500-700».

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Saki, Ph. Jorge Tannous Georges

Progetti futuri?

«Sto continuando a lavorare sulle miniature, ma per il momento non voglio svelare altro».

 

 

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