Londra – Nel 2017, lungo Portobello Road a Notting Hill, lo street artist britannico Catman realizza The Usual Suspects, un’opera che dialoga apertamente con l’iconografia del celebre film I soliti sospetti di Bryan Singer. La citazione non è solo cinematografica, ma anche concettuale: una scena poliziesca che diventa lo strumento per riflettere sul ruolo dell’arte e dei suoi protagonisti.
I grandi maestri come “sospetti” dell’arte
Al posto dei criminali, Catman mette in fila cinque giganti del Novecento: Picasso, Dalí, Warhol, Basquiat e Haring. Oggi celebrati nei musei, questi artisti furono all’inizio sei loro percorsi percepiti come figure destabilizzanti, accusate di rompere le regole e di minacciare l’ordine estetico dominante. L’opera li trasforma così in “sospettati”, colpevoli non di reati, ma di aver cambiato per sempre il linguaggio dell’arte.

Dalla ribellione alla consacrazione: quando l’arte smette di essere pericolosa
Come le avanguardie storiche, anche l’arte urbana nasce fuori dagli spazi ufficiali e si rivolge direttamente al pubblico. Oggi il murale originale non è più visibile, ma The Usual Suspects sopravvive in stampe e mostre, sollevando una domanda centrale: che fine fa la ribellione quando viene accolta, celebrata e venduta?
Catman non dà risposte definitive, ma suggerisce una verità scomoda: ogni grande arte nasce come sospetta, e smette di essere pericolosa solo quando viene completamente assimilata.
