I sogni di Modigliani in mostra a Genova

Al Palazzo Ducale di Genova, fino al 16 Luglio 2017, saranno esposte oltre 60 opere del pittore livornese Amedeo Modigliani. Curata da Rudy Chiappini e Stefano Zuffi, l’esposizione comprende dipinti e disegni provenienti da importanti musei internazionali come il Musée de l’Orangerie e il Musée National Picasso di Parigi, il Koninklijk Museum voor Schone Kunsten di Anversa, il Fitzwilliam Museum di Cambridge, la Pinacoteca di Brera e da prestigiose collezioni europee e americane. Immersa all’interno della suggestiva atmosfera parigina di primo Novecento, la mostra ripercorre l’intenso percorso creativo dell’artista italiano. L’esposizione genovese è organizzata e prodotta da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e da MondoMostre Skira. Curiosa è la presenza in mostra di uno dei primi dipinti di Modigliani, che raffigura un paesaggio realizzato dall’artista quando aveva solo quattordici anni.

Luca Greco Sulla vita di Modigliani sappiamo ben poco. Durante tutto il corso della sua esistenza gli articoli pubblicati sul suo lavoro sono solamente tre, mentre abbondano, invece, le testimonianze di scarsa attendibilità, quindi non adatte a far capire la vera essenza della sua arte.

Allestita nell’appartamento del Doge di Palazzo Ducale, la mostra si propone d’illuminare la breve, brevissima carriera dell’artista italiano caratterizzata da tanti silenzi e da molti turbamenti legati alla sua fragile salute e alla povertà. In particolare, l’esposizione genovese ci porta a conoscere meglio la vita parigina di Modigliani attraverso una suggestiva rievocazione di quei luoghi simbolo del rinnovamento artistico e culturale europeo come ad esempio il quartiere di Montparnasse e i famosi cafè dove i grandi mecenati e mercanti d’arte come Paul Alexandre, Paul Guillaume e Léopold Zborowsky si incontravano e conversavano con artisti come Diego Rivera, Henri Laurens, Léopold Survage, Juan Gris, Pablo Picasso.

Da Livorno a Parigi: alla ricerca dell’ideale

Dopo aver condotto i suoi primi studi in Italia (Livorno, Firenze e Venezia), Modigliani giunge a Parigi nel 1906 in cerca di fortuna e ispirazione. Appena arrivato, l’artista livornese decide di andare ad abitare a Montmartre, vicino al Bateau-Lavoir, e poi a Montparnasse, vicino allo studio Soutine e Chagall. In questo periodo Parigi vive una stagione artistica straordinaria, piena di novità, di discussioni e creazioni: l’anno prima dell’arrivo di Modigliani nella capitale francese, al Salon d’Automne, nasce il celebre movimento artistico d’avanguardia dei “fauves”. In questi luoghi si parla per la prima volta di cubismo e della grandezza di Cézanne.

Nonostante il suo forte coinvolgimento entro questo fervente clima artistico-culturale, Modigliani non aderisce a nessuna corrente parigina, restando un artista profondamente italiano, legato alla tradizione italiana. Fondamentali sono, infatti, i riferimenti all’arte gotica italiana e a quella rinascimentale. Da Tino di Camaino, Simone Martini e Botticelli Modigliani eredita il significato della linea dei contorni, che costruisce l’oggetto rappresentato definendone al contempo la sua espressività. Da tale tradizione eredita anche l’allungamento delle figure, basti pensare alle madonne sensi, oppure alla Madonna dal collo lungo del Parmigianino. L’allungamento verso l’alto del viso e la flessibilità del collo conferiscono un maggiore senso di solennità e spiritualità alla rappresentazione.

 

Modì

Modigliani è senza dubbio il grande erede dell’arte classica; è tra i primi a giungere a quella consapevolezza secondo la quale l’arte dei greci, degli egizi e dei grandi pittori del passato è più viva che mai (è tra gli interpreti più attivi del primitivismo delle avanguardie). Proprio per questo motivo decide di rifiutare con decisione i canoni accademici e le grammatiche delle Écoles des Beaux-Arts e cerca i propri maestri in epoche remote e poco conosciute, come l’arte africana, quella dell’Egitto e dell’Oriente. Dal 1910 al 1914 Modigliani volge la propria attenzione verso la scultura e verso il fascino dell’arte negra: sono questi gli anni durante i quali l’artista livornese realizza attraverso semplificazioni plastiche condotte sull’esempio di sculture primitive, teste squadrate, cariatidi stilizzate con eleganti effetti decorativi. Nascono infatti negli anni intorno al 1910 alcune mirabili sculture, un tempo poco note; sono teste fortemente stilizzate, allungate e sottili.

Tuttavia, come Picasso e Derian, avverte presto l’inadeguatezza rispetto alle sue esigenze artistiche anche di quelle culture e decide di riprendere il dialogo con la tradizione occidentale (dal gotico al manierismo toscano): dopo questa sua breve parentesi scultorea, ritorna, infatti, con rinnovato interesse alla pittura, al ritratto e al nudo. Dal 1915 fino al 1920 (anno della sua morte), crea una serie di capolavori (ritratti e nudi femminili) realizzati con una linea più morbida e sottile andando contro la moda dell’epoca e contro i consigli del suo agente Zborowski (poeta e mercante di origini polacche), che lo spingeva a ritrarre paesaggi (a parte il paesaggio realizzato da Modigliani quando aveva solo quattordici anni – presente in mostra -, conosciamo solamente altri quattro paesaggi, tutti composti nel ’19). Fino alla fine della sua vita, Modigliani non perderà mai di vista il suo vero obiettivo, cioè quello di cogliere il carattere profondo dei suoi soggetti concentrandosi di più sulla figura umana. L’umanità dipinta da Modigliani è un’umanità fragile e malinconica; nella maggior parte dei casi è una donna senza difese, una nuda bellezza in balia del destino, una solitaria speranza rassegnata.

I ritratti (dell’inconscio): la verità del soggetto

Essenziale, elegante e introspettiva, la pittura di Modigliani si concentra quasi totalmente sul ritratto. Egli vuole addentrarsi nell’anima dei suoi modelli per poi raffigurarla in una forma mai realistica: nella maggior parte dei casi le figure dai lineamenti allungati (non solo del collo, ma anche di nasi, occhi, ecc.) sono senza pupille e hanno gli occhi leggermente asimmetrici, dall’espressione enigmatica. Molte sono le modelle anonime scovate nei caffè parigini che posano per lui, ma quasi tutti i soggetti ritratti da Modigliani sono amici, colleghi pittori, letterati e intellettuali, tutte persone che avevano a che fare con il suo mondo, come la giornalista inglese Beatrice Hastings (in mostra un ritratto ad olio del 1915), Hanka Zbrowska (moglie del suo mercante, in mostra con uno splendido disegno a matita del 1916) e la sua giovane compagna Jeanne Hébuterne. La realtà viene trasfigurata e le forme dei soggetti vengono allungate in modo innaturale, quasi a sottolineare l’aspirazione dell’artista livornese a una superiore perfezione stilistica. Tale aspirazione all’essenzialità delle forme, alla sintesi è presente in tutte le sue opere: egli vuole semplificare la forma eliminando tutti gli elementi descrittivi e ricerca incessantemente quella purezza stilistica (la forma perfetta) che sia in grado di rappresentare la verità del soggetto. Ciò che circonda la figura rappresentata (una sedia, una porta o un tavolino) ha un valore solamente cromatico e spaziale. In contrapposizione all’impressionismo e alle tendenze dell’epoca, Modigliani non ama dipingere composizioni di gruppo. Il suo interesse si rivolge totalmente verso l’individuo, verso il soggetto preso nella sua singolarità; non è importante nemmeno l’azione che sta svolgendo: solitamente le rappresentazioni di Modigliani non svolgono azioni, sono seduti, inerti. I soggetti esistono e sono caratterizzati tutti da quell’infinita malinconia che Modigliani stesso vede in tutte le cose.

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Ritratto di Chaim Soutin, 1917. Olio su tela 55,5 x 35 cm – Collezione privata

I nudi

In vita Modigliani non vede mai riconosciuto il suo talento. La sua prima esposizione personale alla Galleria Berthe Weill nel 1917 è uno scandalo: chiude prima di iniziare perché il pubblico e la polizia si sentono oltraggiati da i suoi nudi considerati troppo sensuali. In mostra sono presenti: lo splendido Nudo accovacciato di Anversa (1917) e il celebre Nudo disteso (Ritratto di Celine Howard) del 1918. A testimoniare la sua tenace ricerca di bellezza ideale, troviamo anche Le Cariatidi, misteriose figure femminili dalle forme tondeggianti, accovacciate con le braccia levate, che rimandano all’arte primitiva, greca ed etrusca.

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Nudo disteso (Ritratto di Celine Howard), 1918. Olio su tela 65 x 100 cm – Collezione privata

I disegni

Il disegno è per Modigliani un atto profondo di conoscenza che solamente il sonno e la morte possono dare. Subisce l’influenza di Ingres soprattutto nel modo di deformare l’anatomia del corpo umano non certamente per cercare il grottesco, ma per dare una maggiore armonia alle figure rappresentate. In pieno accordo con la scuola toscana non sottovaluta mai il valore della linea rispetto al colore, considerando la pittura sempre come un’arte del disegno.

Conclusione

La sera del 20 gennaio 1920, colto dall’ennesimo attacco di tubercolosi, Modigliani muore a Parigi. Durante la notte seguente Jeanne Hébuterne, la sua giovanissima compagna e madre di sua figlia, si suicida gettandosi da una finestra dell’appartamento dei suoi genitori. Si conclude così, con questa tragica vicenda, la breve vita dell’artista “maledetto”.

Al di là dei compromessi, delle tendenze e delle mode dell’epoca, oltre gli insuccessi che caratterizzarono la sua carriera, Modigliani resta fino alla fine dei suoi giorni fedele alla sua ricerca, alle sue idee, alla sua pittura.

I sogni prima di ogni cosa. I sogni più di ogni cosa. I sogni oltre ogni cosa.

Con queste parole, in una lettera del 1905, Modigliani si rivolge al suo amico Oscar Ghiglia: «Noi (scusa il noi) abbiamo dei diritti diversi dagli altri, perché abbiamo dei bisogni diversi che ci mettono al di sopra – bisogna dirlo e crederlo – della loro morale. Il tuo dovere è di non consumarti mai nel sacrificio. Il tuo dovere reale è di salvare il tuo sogno. La Bellezza ha anche dei doveri dolorosi: creano però i più belli sforzi dell’anima. Ogni ostacolo sormontato segna un accrescimento della nostra volontà, produce il rinnovamento necessario e progressivo della nostra aspirazione. Abbi il culto sacro (io lo dico per te… e per me) per tutto ciò che può esaltare ed eccitare la tua intelligenza. Cerca di provocarli, di perpetrarli, questi stimoli fecondi, perché soli possono spingere l’intelligenza al suo massimo potere creatore. […] Tu soffri, hai ragione, ma il tuo dolore non può forse divenire per te uno sprone perché tu riesca a rinnovarti ancora e a portare il tuo sogno più in alto ancora, più forte del desiderio? […] Da Venezia ho ricevuto gli insegnamenti più preziosi nella vita; da Venezia sembra uscirne adesso come accresciuto dopo un lavoro. Venezia, la testa di Medusa dagli infiniti serpenti azzurri, occhio glauco immenso in cui l’anima si perde e si esalta tra le infini…». (A. Modigliani, Le Lettere, lettera a Oscar Chiglia, Abscondita, pp. 16-17)

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