Moco Museum: opere da vedere

Moco Museum di Amsterdam: ti porto con me alla scoperta delle sue opere più emblematiche

Passeggiare al Museumplein è un po’ come attraversare le tappe più importanti della storia dell’arte in un solo luogo. In questa grande piazza di Amsterdam si affacciano alcuni dei musei più famosi al mondo: il Rijksmuseum, custode dei capolavori dei maestri olandesi; il Van Gogh Museum, che racconta l’anima tormentata e geniale del pittore olandese; e lo Stedelijk Museum, tempio dell’arte moderna, contemporanea e del design.

Ma al Museumplein puoi anche decidere di entrare al Moco Museum per cambiare letteralmente dimensione e perderti in un’esperienza estetica che va oltre i canoni classici di bellezza.

Le collezioni del Moco Museum di Amsterdam

Ospitato nella suggestiva Villa Alsberg, un’elegante residenza del 1904 progettata da Eduard Cuypers, il Moco Museum di Amsterdam ospita una ricchissima collezione permanente che spazia dalla street art alla pop art, con opere di Banksy, Basquiat, Warhol, Yayoi Kusama, Koons, Marina Abramović e molti altri. In questo articolo ti porto con me alla scoperta di alcune delle sue opere più celebri, insieme ad altre meno conosciute, che puoi ammirare tra le sale del museo. Pronto/a a lasciarti ispirare?

1.  Banksy Exhibition

Il percorso all’interno del Moco Museum inizia con uno dei più grandi nomi della street art internazionale: Banksy. Al piano terra si trova, infatti, un’intera sezione dedicata all’artista inglese, una mostra permanente non autorizzata con opere certificate da Pest Control (l’organizzazione ufficiale che autentica le opere di Banksy).

Tra le opere attualmente esposte troviamo Laugh Now, Girl with Balloon, Flower Thrower, Smiling Copper e Arrow Head. 

Peace & Love Glitter

Peace & Love Glitter è un’opera realizzata da Banksy nel 2010, con spray su una lastra d’acciaio. Il protagonista dell’opera è un bambino, lo stesso già comparso nel murale This’ll Look Nice When It’s Framed, eseguito nello stesso anno a San Francisco.

Alle sue spalle emergono i simboli universali della pace e dell’amore disegnati con polvere di glitter. Il contrasto tra la brillantezza dei simboli e l’acciaio grezzo su cui è realizzata l’opera racchiude in sé la tensione tra ciò che desideriamo e il mondo in cui ci troviamo a vivere. È un’utopia di amore che resiste in mezzo alla ruggine: fragile, ma ostinata. Peace & Love Glitter è stata di recente alla collezione permanente esposta nella mostra Laugh Now al Moco Museum di Amsterdam, insieme ad altre opere come Arrow Head, parte della serie Crude Oil.

Arrow Head

Tra il 2003 e il 2005 Banksy reinterpreta, nella serie Crude Oil, alcuni capolavori classici sovrapponendovi elementi della cultura pop e della critica sociale. L’artista inglese interviene direttamente su quadri già incorniciati, creando cortocircuiti visivi tra l’arte tradizionale e la realtà contemporanea.

Banksy

Arrow Head si inserisce in questo contesto: una tela fino a poco tempo fa ignota, che Banksy trasforma in uno strumento di profonda riflessione. Una freccia sbuca, improvvisa e inaspettata, come un pensiero critico che interrompe il flusso quotidiano. Con questo gesto ironico e provocatorio, Banksy mira letteralmente con una freccia di gomma alle convenzioni della ritrattistica storica, sfidando le raffigurazioni tradizionali dell’élite maschile bianca che da secoli domina il mondo dell’arte. Il risultato è una originale fusione tra passato e presente che ci spinge a osservare non solo ciò che vediamo, ma anche come lo vediamo.

Banksy Moco Museum

Smiling Copper

Smiling Copper (2002) è un’opera di Banksy realizzata con la tecnica dello stencil su cartongesso. Ritrae un agente antisommossa armato, il cui volto è sostituito da una simpatica e innocua “smiley face” gialla.

Smiling Copper

Esposta al Moco Museum di Amsterdam, l’opera rappresenta uno sguardo cinico sulla società contemporanea, in cui persino la repressione può essere mascherata da gentilezza e normalità. Il sorriso giallo, icona pop di felicità spensierata, viene applicato come un adesivo a una figura temuta da chi si ribella: il poliziotto antisommossa.

2. Modern Masters

Nel suo percorso espositivo il Moco Museum di Amsterdam celebra i “Modern Masters”,  artisti straordinari che hanno lasciato un segno indelebile nell’arte, nella cultura e nel nostro modo di vedere il mondo. Le loro opere ancora oggi ci spingono a riflettere, a mettere in discussione la realtà e a immaginare un futuro diverso. Questa collezione permanente riunisce i grandi protagonisti dell’arte moderna – da Andy Warhol a Jean‑Michel Basquiat, da Keith Haring a Yayoi Kusama – insieme ad altri nomi che hanno rivoluzionato il linguaggio artistico contemporaneo. Questa è la mia selezione.

Polka Dot di Yayoi Kusama

“My life is a dot among thousands of other dots”. (Yayoi Kusama)

Nata nel 1929 a Matsumoto City, in Giappone, Yayoi Kusama è una delle voci più singolari e visionarie dell’arte contemporanea. Dopo aver studiato pittura tradizionale giapponese a Kyoto, si trasferì a New York nel 1958, dove si immerse nel fervente panorama dell’avanguardia americana. Fu in quegli anni che sviluppò i due motivi che sarebbero diventati le fondamenta della sua estetica ossessiva e personale: le Infinity Net e i Polka Dot, segni ripetitivi che nascono da visioni allucinatorie ricorrenti e che affollano la sua mente sin dall’infanzia. Quella presente al Moco Museum di Amsterdam è una delle opere che meglio incarna questa poetica. Più che una semplice installazione, è un’esperienza immersiva che trasporta il visitatore all’interno di un mondo sospeso tra sogno e delirio. Qui, i punti si moltiplicano all’infinito in un ambiente senza coordinate spaziali, cancellando i confini tra il corpo, lo spazio e la percezione.

Yayoi Kusama-Moco Museum Amsterdam

Rispetto alle sue prime tele degli anni ’50, questa composizione si presenta come una maturazione visiva e concettuale: l’intricata interconnessione di forme è una manifestazione raffinata del suo impulso a dissolvere il sé nell’infinito. L’opera parla di desiderio di fusione cosmica, di una fragilità che si apre alla vastità dell’universo. È qui che il caos diventa armonia, e l’ossessione si trasforma in arte.

Figure Portfolio di Jean-Michel Basquiat

Nei volti della Figure Portfolio (1982), Jean-Michel Basquiat non nasconde nulla della sua anima inquieta: ogni tratto è una ferita aperta, ogni simbolo un enigma da decifrare.

Basquiat_Moco_Amsterdam

La serie è composta da cinque serigrafie che raffigurano figure stilizzate, con volti e corpi frammentati, realizzati in uno stile crudo e spontaneo, che richiama l’immediatezza dei graffiti urbani. Parole sparse, dettagli anatomici e linee ossessive si intrecciano in una narrazione visiva intensa. La ripetizione di simboli ricorrenti – come corone, frecce, maschere e denti – amplifica le riflessioni di Basquiat sul potere, sull’identità e sulla condizione umana.

Dollar Sing di Andy Warhol

L’arte può essere tanto oggetto di mercato quanto strumento di critica. In questo contesto, il dollaro non è solo moneta, ma metafora di valore, fama e consumo. È su questa ambiguità che si costruisce Dollar Sign, opera realizzata da Andy Warhol nel 1981 ed esposta oggi nella collezione permanente Modern Masters del Moco Museum di Amsterdam.

Andy Warhol Moco Museum Amsterdam

A prima vista, i colori vivaci e il tratto immediato sembrano celebrare la forza seduttiva del denaro. Ma dietro la superficie pop si cela una riflessione più tagliente: Warhol non si limita a rappresentare il simbolo del capitalismo, lo esaspera, lo svuota, lo espone come oggetto culturale tanto potente quanto vuoto. L’opera diventa così una lente attraverso cui guardare il rapporto tra arte e sistema economico, in bilico tra complicità e critica.

Untitled (Telephone) di Keith Haring

In Untitled (Telephone) (1981), Keith Haring dà forma al profondo desiderio umano di essere ascoltati, visti, compresi. Lo fa attraverso la semplicità iconica di un oggetto quotidiano – il telefono – che diventa simbolo di comunicazione diretta, immediata, senza barriere.

Haring_Moco_Amsterdam

Con linee energiche e colori netti, l’opera sprigiona quell’impulso vitale che attraversa tutta la sua produzione artistica: un linguaggio visivo universale, accessibile a tutti, capace di abbattere distanze sociali e culturali.

3. Contemporary Masters

Il nostro tour prosegue con una sezione dedicata all’arte contemporanea, dove si incontrano opere di artisti affermati ed emergenti. Tra i protagonisti spiccano nomi come Damien Hirst, KAWS, Jeff Koons, Marina Abramović, JR, Tracey Emin, Hajime Sorayama, Icy & Sot, Takashi Murakami, Stik, Mungo Thomson e molti altri.

Lonely Thoughts (2023) di KAWS

Al Moco Museum di Amsterdam, tra le opere di KAWS che giocano con l’immaginario pop e la malinconia moderna, ce n’è una che mi ha colpito più di tutte per la sua intensità: Lonely Thoughts (2023). In questa tela acrilica, l’artista newyorkese mette in scena CHUM, una delle sue figure più riconoscibili, catturata in un momento di profonda introspezione.

Avvolto in una tavolozza di colori accesi che contrastano con la posa dimessa del personaggio, Lonely Thoughts diventa un riflesso potente dell’isolamento emotivo della nostra epoca. La figura sembra sospesa tra il rumore del mondo e un silenzio interiore. È una scena familiare a chiunque abbia mai sentito il peso dei propri pensieri in mezzo al caos quotidiano e proprio in questo risiede la forza dell’opera: nella sua capacità di trasformare la solitudine in una forma visiva condivisibile, autentica, quasi confortante.

TIME Magazine di Mungo Thomson

TIME Magazine dell’artista concettuale Mungo Thomson è un’opera che riflette nel senso più stretto il nostro presente. L’artista concettuale offre ai passanti un’esperienza specchiante, dentro la copertina di TIME, incorniciati dall’iconico bordo rosso.

TIME Magazine

Riflettersi in questi specchi significa vedersi parte di una narrazione più ampia, in cui l’individuo, la cultura e la memoria si fondono nel loro divenire. Non è quindi solo un gioco di vanità, ma è anche un atto di consapevolezza brutale. Questo specchio ci ricorda che, mentre cerchiamo di lasciare un segno nella storia, il tempo ci sta già attraversando.

“Little Friend” di Stik

Ho scoperto Stik e i suoi grandi murales a Londra nel 2017. Negli anni ho continuato a seguirlo e a cercare le sue opere tra i vicoli della capitale inglese, ogni volta che ne avevo l’occasione. Trovare alcuni suoi lavori al Moco Museum di Amsterdam è stata una bellissima sorpresa, da grande ammiratore quale sono. Le sue figure stilizzate, composte da poche linee essenziali, sono veri e propri messaggi universali di empatia, connessione e vulnerabilità condivisa. Al Moco, Stik ha realizzato due opere: una si trova tra le scale dell’edificio, l’altra sulla saracinesca al piano superiore, intitolata Little Friend.

Quest’ultima raffigura una delle sue iconiche figure, simbolo profondo di umanità. La sua arte, nata come rifugio personale e forma di espressione silenziosa, oggi dialoga con le voci più influenti dell’arte contemporanea. In questo caso, il suo Little Friend si riflette e si confronta con l’opera TIME Magazine di Mungo Thomson, creando un’esperienza visiva e concettuale davvero intensa.

“Untitled – Sexy Robot type II floating” di Hajime Sorayama

Durante il nostro percorso al Moco Museum, ci imbattiamo in una figura cromata che sembra levitare, incastonata in una teca luminosa. Si tratta di Untitled – Sexy Robot type II floating, una delle opere più iconiche di Hajime Sorayama, artista giapponese noto per la sua estetica iperrealista e provocatoria. In questa scultura, sospesa tra erotismo, tecnologia e fantascienza, Sorayama mette in scena un incontro ravvicinato tra desiderio e artificio.

Il corpo metallico del robot, sensuale e al tempo stesso alieno, fluttua tra umanità e macchina. Riflettendo la luce come un’armatura del futuro, seduce lo sguardo e solleva interrogativi profondi sul nostro rapporto con la bellezza, l’identità e l’attrazione per l’artificiale. Un’icona cyber-erotica che ci costringe a domandarci dove finisca il corpo e cominci il codice.

I Was mentally ill before it Was cool di Robbie Williams

Con I Was Mentally Ill Before It Was Cool Robbie Williams trasforma una ferita personale in un racconto condiviso: un invito a entrare nella sua mente, tra fama, salute mentale e autoaccettazione, suggerendo che l’arte può diventare un catalizzatore di guarigione interiore.

L’artista inglese ha iniziato a dipingere nel 2006 come risposta ai suoi stati d’ansia. Quest’opera, come le altre esposte al Moco Museum di Amsterdam, adotta uno stile pop art, riconoscibile per i colori vivaci, le forme caricaturali e l’umorismo nero. Tutte fanno parte della mostra Pride and Self‑Prejudice, che ha segnato il suo debutto ufficiale nel mondo dell’arte visiva.

4. Digital & Immersive Art – Studio Irma 

Arriviamo, quindi, all’ultima tappa di questo tour (piano -1): la sezione dedicata alla Digital & Immersive Art, firmata dallo Studio Irma. Si tratta di una mostra immersiva, con ambienti sensoriali pensati per stimolare empatia e connessione. Le installazioni includono Diamond Matrix, Connect The Dots, Universe e altre ambientazioni evocative. In queste installazioni, l’artista, Irma de Vries (Studio Irma), fonde tecnologie digitali con spazio, colore, movimento e partecipazione attiva, creando esperienze artistiche e sensoriali uniche.

Diamond Matrix 

Diamond Matrix è un’installazione immersiva che trasforma lo spazio in un universo di luce, riflessi e significato. Firmata da Studio Irma e ospitata al Moco Museum di Amsterdam, l’opera è un invito a riflettere su connessione, resilienza e umanità condivisa.

Centinaia di diamanti luminosi fluttuano in un ambiente specchiato, moltiplicando la luce e suggerendo che, come questi minerali nascono dalla pressione più estrema e dal le avversità, anche noi possiamo emergere più forti dalle sfide. Ogni riflesso ci ricorda che siamo parte di un insieme e ci spinge a celebrare chi illumina la nostra vita.

Connect The Dots – dove la luce unisce pensieri, persone e futuri

La luce non solo illumina lo spazio, ma crea legami tra visita­tori, tra pensieri e tra possibili futuri. Connect The Dots è una delle tre ambientazioni principali che compongono la mostra Reflecting Forward: alla ricerca del Connettivismo. In questa stanza, la luce diventa un mezzo poetico.  L’idea di fondo di questo progetto si basa sull’idea che la compassione e l’empatia, supportate dalle tecnologie digitali, possano generare una comprensione condivisa e un futuro più luminoso. La stanza Connect The Dots, unita all’area, offre un’esperienza visiva avvolgente: una sorta di danza cosmica in cui costellazioni luminose si muovono in armonia nel cielo stellato.   

Universe – meditazione immersiva collettiva

Universe è la terza stanza dell’esperienza immersiva ideata da Studio Irma all’interno della mostra Reflecting Forward. L’installazione è pensata come una meditazione collettiva, in cui i visitatori vengono lasciati immersi in uno spazio multisensoriale che evoca un sentimento di connessione e comunione. Lo spazio è stato pensato senza filtri culturali, aperto e inclusivo, dove persone, ambiente, tecnologia e, in alcuni casi, la realtà aumentata si fondono in armonia.


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