Restiamo nel quartiere Aurora. A pochi metri dal murale di Ericailcane, sulla parete di un edificio affacciato su Lungodora Savona, ci aspetta la prossima tappa del nostro tour torinese.
ROA e l’estetica del dettaglio
L’opera, realizzata nel 2010 in occasione del festival PicTurin, è firmata da ROA, artista noto per i suoi animali monumentali e ricchi di dettagli. Ed è proprio su questa attenzione minuziosa al particolare che vale la pena soffermarsi per comprendere a fondo il suo lavoro.

Una natura cruda e senza filtri
Tratti netti di nero su bianco, che richiamano le tavole anatomiche rinascimentali, restituiscono una visione della natura diretta, priva di filtri. Al centro della scena, una grande donnola è colta nell’istante della predazione mentre divora un ratto; ai suoi piedi, un cumulo di carcasse amplifica la tensione e suggerisce la ripetizione inevitabile di questo gesto. Lo sguardo dell’osservatore è così sospeso tra repulsione e fascinazione, costretto a confrontarsi con una violenza che è parte imprescindibile dell’equilibrio naturale.

Un equilibrio che sfugge al controllo
Ma perché proprio una donnola?
L’opera ci introduce a una sottile riflessione sul rapporto tra ambiente e intervento umano. La presenza della donnola rimanda a un equilibrio ecologico fondato sulla predazione, che si contrappone alle pratiche di controllo chimico comunemente utilizzate dalle città per gestire le infestazioni.
Dove l’uomo interviene per eliminare, neutralizzare, rendere invisibile, l’animale agisce secondo una logica implacabile ma necessaria, inscritta nei cicli naturali.
In questo senso la scena è la messa in crisi di un’idea di controllo totale sull’ambiente esiste un ordine che non può essere completamente addomesticato e che continua a riaffiorare, anche nel cuore dello spazio urbano.
