“Chiedi alla polvere”: il sogno americano di John Fante

LUCA GRECO “Chiedi alla polvere” è probabilmente il romanzo più celebre e ammirato di John Fante, lo scrittore italo-americano riscoperto in Francia verso la fine degli anni Ottanta grazie a Bukowski e a Garnier. Pubblicato per la prima volta nel 1939, questo libro racconta le avventure dello scrittore Arturo Bandini, (l’alter ego letterario di John Fante), un ragazzo di soli 20 anni che lascia la famiglia in Colorado durante gli anni della Grande Depressione per andare a Los Angeles a dar prova al mondo che lui è il migliore scrittore del suo tempo. Il protagonista è uno squattrinato e sbadato sognatore che non ha paura delle proprie emozioni. La sua ironia irriverente e il suo dolore si mescolano tra loro con straordinaria naturalezza per dar vita a una storia tutta da leggere.

Per le strade di Los Angeles

“Avevo vent’anni, allora. Che diavolo, dicevo, prenditela comoda Bandini. Hai dieci anni davanti a te per scrivere un libro, vacci piano, allora, guardati attorno e impara qualcosa, gira per le strade”. (John Fante, Chiedi alla Polvere, Einaudi, p. 12)

Arturo Bandini, così come il suo autore è un ambizioso, e nonostante avesse vent’anni proprio negli anni della Grande Depressione, non smette mai di credere nel proprio talento. È così che, per scrivere il suo racconto, decide di partire e di vivere le strade di Los Angeles. Nessuna motivazione aulica muove la sua scelta. Il nostro protagonista desidera diventare uno scrittore semplicemente perché si trattava dell’unico modo che ha per “far soldi” ed emergere dalla mediocrità.

“Ho vomitato sui loro giornali, ho letto i lori libri, studiato le loro abitudini, mangiato il loro cibo, desiderato le loro donne, ammirato la loro arte. Ma sono povero, il mio nome termina con una vocale dolce e loro odiano me, mio padre e il padre di mio padre. Avrebbero voluto succhiarmi il sangue e abbattermi come un animale, ma ora sono vecchi e stanno morendo sotto il sole e nella polvere calda delle strade, mentre io sono giovane e pieno di speranze e di amore per il mio paese e i miei tempi”. (John Fante, Chiedi alla polvere, Einaudi, p. 52)

Inseguire questo sogno rappresenta per lui una scelta quasi obbligata. Profonde disillusioni, amori difficili (come quello per la cameriera messicana Camilla Lopez) e forti contraddizioni (la sua insicurezza lo condurrà a muoversi entro un contesto dove le proprie aspirazioni si alterneranno costantemente alle paure) caratterizzano questo percorso. Arturo sceglie Los Angeles come città per la consacrazione della sua fama letteraria, ma la realtà che troverà davanti ai suoi occhi sarà ben diversa da quella immaginata. Los Angeles, con le grandi strade silenziose, i suoi superbi edifici e i visi rassegnati dei passanti rappresenta la voce della sua America, vittima della Grande Depressione.

La trama interiore di Arturo Bandini: la gloria letteraria, l’amore perduto e la fede religiosa

La trama interiore del nostro protagonista suscita curiosità, empatia e non ci lascia indifferenti. L’ossessione per la gloria letteraria (non appena arriva in città, il nostro aspirante scrittore, inizia a distribuire nel motel di Bunker Hill le copie della rivista sulla quale è stato pubblicato il suo primo e unico racconto, “E il cagnolino rise”), la frustrazione per il proprio sogno d’amore perduto e la fede religiosa rappresentano il motore dell’intero racconto. La sua eredità cattolica, per esempio, condizionerà non poco le sue scelte. Bandini si dichiara ateo, ma è tormentato da quei sensi di colpa che ritornano ogni qual volta che commette un’azione non proprio conforme a questa visione religiosa (ogni fatto esterno avverso che accade si trasforma, infatti, in punizione). Il dio di Bandini, inoltre, è un dio onnipotente o una santa (Santa Teresa) con la quale interloquire:

Quando ero ragazzo, avevo pregato santa Teresa perché mi facesse avere una nuova penna stilografica. Le mie preghiere erano state esaudite. Comunque fosse, avevo avuto la penna. Mi rimisi a pregare santa Teresa. Ti prego, tu che sei una brava santa, mandami un’idea. Ma lei non mi ascolta, non c’è un dio che mi ascolti e io, come Huysmanas, me ne sto qui da solo, stringo i pugni e piango. (John Fante, Chiedi alla Polvere, Einaudi, p.25)

Quelli che vale la pena di amare…

Un giorno Bandini in un bar di Los Angeles incontra una cameriera messicana di nome Camilla Lopez e se ne innamora. Si tratta, tuttavia, di un amore fatto di sentimenti apparentemente contrastanti, basti pensare al fatto che lui vorrebbe conquistare Camilla e invece a volte la discrimina perché è messicana. Bandini è vittima della propria condizione sociale di “emigrato”: subisce discriminazioni perché italiano, eppure anche lui lo fa con Camilla.

“E se ti chiamo “indiana” non è il mio cuore che parla, ma il ricordo di una vecchia ferita, e io mi vergogno della cosa tremenda che faccio”. (John Fante, Chiedi alla polvere, Einaudi, p. 52)

Bandini ama Camilla anche perché riesce a estraniarlo da questa condizione:

“Mi parve di essere diventato di legno, senza più sentimenti, se non il panico e la sensazione che lei fosse troppo bella per me, anzi più bella e salda di me. Mi rese estraneo a me stesso”

Con queste splendide parole Alessandro Baricco racconterà questo amore:

“Quelli che vale la pena di amare veramente sono quelli che ti rendono estraneo a te stesso. Quelli che riescono a estirparti dal tuo habitat e dal tuo viaggio, e ti trapiantano in un altro ecosistema, riuscendo a tenerti in vita in quella giungla che non conosci e dove certamente moriresti se non fosse che loro sono lì e ti insegnano i passi i gesti e le parole: e tu, contro ogni previsione, sei in grado di ripeterli” (Alessandro Baricco, Chiedi alla Polvere, Einaudi, Prefazione).

Grazie Charles…

“Chiedi alla polvere” è un libro che non puoi non aver letto. Arturo Bandini è certamente tra i grandi personaggi della letteratura americana contemporanea: leggere la sua storia è un po’ come conoscere l’America di quegli anni. Ci sono personaggi letterari, come Arturo Bandini, che continuano a ispirarci e con i quali ci confrontiamo. Fu proprio questo il caso del giovane Bukowski, che con queste parole descrisse il suo primo incontro con “Chiedi alla Polvere”:

“Ero giovane, saltavo i pasti, mi ubriacavo e mi sforzavo di diventare uno scrittore. Le mie letture andavo a farle nella biblioteca di Los Angeles, in pieno centro della città, ma niente di quello che leggevo aveva alcun rapporto con me, con le strade o con la gente che le percorreva […] poi, un giorno, presi un volume e capii subito di essere arrivato in porto […]. Ecco finalmente uno scrittore che non aveva paura delle emozioni. Ironia e dolore erano intrecciati tra loro con straordinaria semplicità. Quando cominciai a leggere quel libro mi parve che mi fosse capitato un miracolo, grande e inatteso”.

Tutto vero. Grazie Charles per questa straordinaria ri-scoperta. Il mondo intero te ne sarà per sempre grato.


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