Che cosa vuol dire essere Banksy? Il boomerang della popolarità

Non è che ci voglia molto a diventare un artista di successo: tutto ciò che devi fare è dedicarci completamente la tua vita. Quel che la gente ammira di Picasso non era il suo equilibrio tra vita e lavoro. (Banksy)

LUCA GRECO – Cercare di indagare l’identità di Banksy significa per molti aspetti fare i conti con il suo personale paradosso esistenziale. Costantemente in bilico tra il mondo artistico e quello della strada, l’artista britannico è vittima della propria condizione di anonimato:“Io dico a me stesso che uso l’arte per promuovere il dissenso, ma forse sto piuttosto usando il dissenso per promuovere la mia arte”. (Ossian Ward intervista Banksy, Banksy Interview, “Time Out London, 1 marzo 2010). 

Come abbiamo già visto nellarticolo precedente, Banksy ha avuto il grandissimo merito di ricollocare l’esperienza dell’arte all’interno della nostra quotidianità stravolgendone il suo significato. L’effetto rivoluzionario di questa svolta epocale porta con sé importanti e inaspettate conseguenze con le quali Banksy dovrà fare i conti. Una su tutte: la preoccupazione di essere ricordato come l’artista che ha contaminato l’arte di protesta con la popolarità e il denaro.

Will Ellsworth-Jones nel suo libro Banksy. L’uomo oltre il muronon perderà l’occasione per definirlo come “l’artista fuorilegge che è stato trascinato contro la sua volontà, ma senza tregua, sempre più dentro il vecchio mondo dell’arte che combatteva” (“Banksy. L’uomo oltre il muro”, L’Ippocampo, p.10).

Per Banksy l’anonimato è linfa vitale, una condizione imprescindibile. Innanzitutto, per il semplice fatto che la maggior parte dei suoi lavori sono stati realizzati in posti dove è proibito realizzare graffiti e quindi svelare la propria identità equivarrebbe ad esporsi pubblicamente ad una serie di accuse per vandalismo. Se da un lato l’anonimato lo protegge e amplifica i messaggi della sua arte, dall’altro lato lo espone mediaticamente, rappresentando – come egli stesso ammette durante un’intervista per il Sunday Times Magazine un grosso problema: “devi diventare molto forte, farti crescere la pellaccia e ignorare l’opinione della gente”. (Banksy, Woz ere, Eleanor Mills, Sunday Times Magazine, 28 febbraio 2010 in “La vera arte è non farsi beccare. Interviste a Banksy”, p.55) 

Essere o non essere Banksy? Una questione di copyright

Un’altra importante conseguenza di questa sua condizione di anonimato sta nel rapporto che ha con il mercato dell’arte. Le sue opere sono oggi valutate milioni di euro, ma lui – come spesso dichiara – non guadagna quanto la gente pensa. La maggior parte delle gallerie commerciali che fanno affari con i suoi dipinti non avrebbero nulla a che fare con lui. Banksy non guadagna nulla neppure da tutte quelle cartoline, magliette e tazze con inciso le sue opere che vengono vendute. Questo fa di lui l’artista più falsificato al mondo che ha costruito la sua reputazione proprio sul fatto di avere una concezione piuttosto aperta sull’idea dei diritti di copyright.

Gross Domestic Product

Nel 2019 Banksy per contrastare questo fenomeno decide di aprire uno vero e proprio showroom, il “Gross Domestic ProductThe shop that never opens. Will Close this weekend” lanciando un forte messaggio al mondo dell’arte denunciando il fatto che il prezzo di un’opera d’arte oggi sia parte delle sue funzioni principali: “Invece di essere la proprietà comune dell’umanità come è un libro, l’arte diventa la proprietà particolare di qualcuno che può permetterselo. Supponiamo che ogni libro utile nel mondo sia costato $ 1 milione: immagina quale effetto catastrofico sulla cultura avrebbe” (Banksy, Manifesto di Gross Domestic Product…The shop that never opens. Will Close this weekend).

Banksy perde i diritti sul graffito “The Flower Thower

È nota a tutti, infine, la vicenda giuridica che vede Banksy perdere i diritti sul marchio del popolarissimo graffito del lanciatore di fiori “The Flower Thrower“, apparso per la prima volta nel 2005 su un muro a Gerusalemme. Secondo la sentenza dell’Ufficio dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) europea il suo anonimato non gli garantisce di essere riconosciuto formalmente come l’autore. Lo street artist aveva depositato un marchio per questa immagine presso l’Unione Europea nel 2014, ma nel 2018 il produttore di biglietti di auguri Full Color Black, che voleva utilizzare l’opera per i propri prodotti, ha contestato questa decisione sostenendo che Banksy aveva depositato il marchio senza intenzione di utilizzarlo per prodotti o servizi. La commissione della UE ha dichiarato che il marchio non è valido e ha ordinato a Banksy e al suo rappresentante legale di pagare i costi e le commissioni sostenuti da Full Color Black.

L’anonimato di Banksy dunque non ha permesso di stabilire giuridicamente, al di là di ogni ragionevole dubbio, chi fosse il detentore del copyright sul graffito. La situazione è chiara: per rivendicare i suoi diritti di proprietà intellettuale Banksy dovrebbe perdere la sua condizione di anonimato, cioè dovrebbe perdere paradossalmente la sua identità artistica. Questo per l’intero mondo dell’arte sarebbe una grandissima sconfitta.

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